Giappone. Acquistati 400 Tomahawk dagli Usa, navi in fase di aggiornamento

di Giuseppe Gagliano

Il Giappone ha inviato il cacciatorpediniere JS Chokai a San Diego per addestrarsi con i missili da crociera Tomahawk e ricevere aggiornamenti ai sistemi di lancio. Dietro la decisione c’è la geografia: Tokyo si trova al centro della Prima Catena di Isole, la cintura di contenimento che va dalle Ryukyu alle Filippine, fondamentale per la strategia statunitense nell’Indo-Pacifico.
La crescente pressione militare della Cina su Taiwan e la minaccia missilistica della Corea del Nord spingono Tokyo a rafforzare la difesa di lungo raggio, capace di colpire un eventuale aggressore ben oltre il proprio spazio aereo e marittimo.
Con l’acquisto di 400 Tomahawk, il Giappone compie un passo decisivo verso una postura difensiva più attiva: non più solo scudo, ma anche capacità di risposta preventiva. I missili, con gittata di circa 1.600 km, consentono di neutralizzare basi di lancio e siti strategici avversari.
Tre delle otto cacciatorpediniere sono già state modificate per il nuovo armamento, e il governo di Tokyo punta a renderli operativi tra il 2025 e il 2027.
Per gli Stati Uniti l’operazione è coerente con la politica di “burden sharing”: gli alleati regionali devono contribuire di più alla propria difesa. In cambio Washington garantisce tecnologia avanzata e addestramento.
Il Ministero della Difesa giapponese ha definito l’iniziativa “un passo essenziale verso l’istituzione di una capacità di difesa a lungo raggio”, mentre la Defense Security Cooperation Agency statunitense ha sottolineato che il rafforzamento giapponese aumenta la stabilità politica ed economica dell’Indo-Pacifico.
L’accordo Tomahawk si inserisce in una nuova corsa agli armamenti regionali.

– Pechino aumenta il potenziale navale e missilistico in vista del 2027, data indicata da analisti occidentali come possibile orizzonte per un’azione militare contro Taiwan.

– Mosca, secondo documenti trapelati e attribuiti a fonti russe, avrebbe offerto addestramento a unità cinesi per uno scenario d’invasione.

In questo contesto, il Giappone vuole evitare di trovarsi scoperto di fronte a un’eventuale crisi nel Mar Cinese Orientale o nello stretto di Taiwan.
Il programma Tomahawk non è solo militare: significa investimenti in cantieristica, manutenzione e logistica. È anche un segnale ai mercati, poiché la sicurezza delle rotte marittime e degli approvvigionamenti energetici dipende dalla stabilità dell’Indo-Pacifico.
L’equilibrio della regione resta però delicato: più la deterrenza cresce, più aumenta il rischio di incidenti e di escalation non volute.
La scelta di Tokyo segna un cambio di paradigma: da potenza vincolata al pacifismo costituzionale a attore militare regionale con capacità di proiezione a distanza. Una trasformazione che riflette il ritorno della logica dei blocchi e che farà del Giappone un protagonista sempre più attivo, e sempre meno neutrale, nei futuri equilibri asiatici.