di C.Alessandro Mauceri –

Dopo la Volkwagen, che sebbene abbia ammesso che le emissioni di migliaia e migliaia di vetture vendute in tutto il mondo fossero ben maggiori di quelle richieste per l’omologazione non ha ancora fatto nulla per ritirare o modificare questi veicoli, è stata la volta di un altro colosso dell’auto finire sotto inchiesta per lo stesso motivo. Nei giorni scorsi i dirigenti della Mitsubishi hanno ammesso che 620mila delle vetture prodotte dalla casa giapponese a partire dal 2013 non hanno livelli di consumi e di emissioni conformi alle normative o alle quantità dichiarate.

“Abbiamo scoperto che sono state alterare le rilevazioni sui consumi di carburante rispetto ai dati reali. Abbiamo anche constatato che i test sulle modalità di risparmio carburante non erano in linea con le normative giapponesi – ha detto il presidente Tetsuro Aika –. Offriamo ai nostri clienti e a tutti i soggetti interessati le più profonde scuse”. Al termine della conferenza stampa i vertici della casa nipponica si sono inchinati in segno di scusa davanti ai giornalisti.

Scuse che non sono bastate a ridurre gli effetti sulle azioni della casa giapponese: dopo la dichiarazione sulle “condotte improprie nei test sull’efficienza dei consumi” di Aika, il titolo ha perso il 15 per cento alla borsa di Tokyo. Una perdita che si somma a quella di qualche giorno fa quando la Mitsubishi ha dovuto siglare un accordo economico, fissato a 84,5 milioni di dollari, con un gruppo di clienti indiretti che avevano intentato un class action nei suoi confronti.

In molti paesi come il Giappone, la concorrenza sulle vetture di piccola cilindrata è sfrenata e uno dei principali criteri che influenza gli acquirenti è proprio il consumo di carburanti. Per questo motivo aver dichiarato consumi ed emissioni del 5-10 per cento minori di quelle reali è un colpo durissimo per la Mitsubushi. “La concorrenza è tutta sul consumo di carburante. È estremamente feroce”, ha detto Koichi Tamura, un ex ingegnere della Mazda che dirige una società di tecnologia indipendente Tamura Engine Research Office. “Mitsubishi non ha la tecnologia per migliorare l’efficienza del carburante, ma non ha soldi da spendere. Ai suoi tecnici per lo sviluppo e ricerca è stato affidato un compito impossibile: ridurre i costi e migliorare la distanza percorribile in miglia”.

Anche in questo caso si è parlato di scuse, ma nessun intervento concreto per ridurre le emissioni di questi veicoli estremamente inquinanti.