di C.Alessandro Mauceri –

Nelle scorse settimane ha destato sorpresa la decisione del governo giapponese di continuare ad utilizzare diverse centrali nucleari ormai obsolete. E’ poi finita sulle prime pagine dei giornali giapponesi la notizia secondo cui la Tepco, Tokyo Electric Power Co, non rispetterà la scadenza che era stata prevista per rimettere in sicurezza gli impianti della centrale nucleare di Fukushima. “Mi dispiace molto di non essere in grado di mantenere la promessa fatta al processo”, ha detto Naomi Hirose, presidente della compagnia.

Un problema tutt’altro che secondario e che riguarda la decontaminazione dell’acqua contenente sostanze altamente radioattive che è stata riversata in serbatoi costruiti troppo in fretta dopo il disastro dell’11 marzo 2011. Acqua che continua ad essere utilizzata per raffreddare i reattori danneggiati.

L’ammissione del ritardo dei tempi per la messa in sicurezza della centrale è stata diffusa praticamente in contemporanea con un’altra notizia sempre riguardante il disastro di Fukushima.

In base allo studio effettuato da John N. Smith del Bedford Institute of Oceanography, Fisheries and Oceans di Dartmouth, in Canada, “Proceedings of the National Academy of Sciences”, il cesio radioattivo disperso nell’oceano Pacifico durante l’incidente nucleare di Fukushima nel marzo 2011 ha attraversato il mare ed è giunto sulle coste canadesi. Già nel 2014 sono stati rilevati livelli di radioattività di fondo doppi rispetto al normale. Livelli, quelli attuali, che secondo i ricercatori non rappresentano un rischio per la salute umana, ma il picco di radioattività sarà raggiunto solo nel 2016.