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Ricevendo in visita il presidente filippino Benigno Aquino, l’imperatore del Giappone Akihito ha voluto esprimere “rimorso” per il comportamento dei militari giapponesi nella seconda guerra mondiale, autori di stragi, violenze e schiavizzazioni di uomini e donne in tutta l’area e protagonisti di aspri combattimenti.
“Durante la seconda guerra mondiale – ha detto l’imperatore, figlio di Hirohito, il quale governava all’epoca della seconda guerra mondiale – feroci combattimenti tra Giappone e Stati Uniti hanno avuto luogo nel territorio filippino, e hanno prodotto la perdita di molte vite filippine”. “Questo – ha aggiunto – è qualcosa che noi giapponesi dobbiamo ricordare a lungo con profondo senso di rimorso”. (…)”In questo anno del 70mo anniversario della seconda guerra mondiale, offro il mio più profondo cordoglio a coloro che hanno perso le loro vite allora”.
Quanto espresso dall’imperatore è in palese antitesi con la politica del governo del premier Shinzo Abe, dal momento che la questione delle violenze e delle occupazioni nipponiche del Secondo conflitto riaffiorano come un fiume carsico ai minimi attriti con la Cina e gli altri paesi dell’area in materia di sovranità delle isole, in particolare le Takeshima e le Senkaku.
In più occasioni il premier e i suoi ministri hanno suscitato le ire di Pechino recandosi o inviando alberi al santuario shintoista Yasukuni di Tokyo, dove è custodito il Libro delle anime di quasi 2,5 mln di caduti, tra i quali 14 criminali di guerra di Classe A (crimini contro la Pace) e 1.068 condannati per crimini di guerra, coinvolti anche in massacri durante l’occupazione della penisola coreana e della Cina.
