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Per la 35ma volta dall’inizio delle ostilità diplomatiche, tre motovedette cinesi del servizio di sorveglianza marittima sono entrate nelle acque territoriali giapponesi delle Senkaku, isole contese nel mar Cinese orientale: ricchi di gas, gli isolotti, in realtà poco più che scogli, sono da sempre stati giapponesi, cosa confermata anche alla fine della guerra dal riordino territoriale operato dagli Stati Uniti, ma la Cina li reclama come propri.

La questione dell’appartenenza delle Senkaku è piuttosto complessa, ma gli storici sono orientati a ritenerle Giapponesi, non solo dal 1895, anno in cui vennero occupate militarmente dal Giappone. Anche Taiwan reclama la sovranità sulle isole, ma a scanso di equivoci, Tokyo nel settembre scorso ha acquistato tre delle cinque isole da un privato giapponese.

Da ormai mesi i partiti nazionalisti di entrambe le parti si spingono ad azioni di dimostrazione ed a Pechino l’auto dell’ambasciatore ed i negozi nipponici sono stati oggetto di lancio di pietre e di altri atti vandalici.

Ormai in modo periodico imbarcazioni della Guardia costiera di entrambi i paesi arrivano agli isolotti disabitati quasi ribadire l’appartenenza al proprio paese delle isole.