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Nonostante le tensioni in atto in oriente, con tanto di riarmo e persino di tentativo in corso di ritocco della Costituzione pacifista del Giappone, 73 parlamentari conservatori e Katsunobu Kato, ministro della “Comunità attiva 100 milioni” (dicastero costituito di recente) si sono recati in visita al santuario Yasukuni di Tokyo, dove è custodito il Libro delle anime di quasi 2,5 mln di caduti, tra i quali 14 criminali di guerra di Classe A (crimini contro la Pace) e 1.068 condannati per crimini di guerra, coinvolti anche in massacri durante l’occupazione della penisola coreana e della Cina.
A differenza del passato e soprattutto viste le polemiche suscitate, non si è recato oggi al santuario il premier Shinzo Abe, il quale si era scusato lo scorso 15 agosto per il colonialismo, per le invasioni e le “sofferenze incommensurabili” provocate dal Giappone militarista. Aveva tuttavia affermato che le nuove generazioni non possono “essere predestinate a scusarsi per sempre, non avendo nulla a che fare con la guerra”.
Alla commemorazione numerose persone comuni, spesso discendenti di combattenti morti durante il conflitto.

