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Spuntano di tanto in tanto come un fiume carsico i battibecchi fra i nazionalismi della Corea del Sud ed il Giappone, per lo più incentrati sul ricordo della Seconda guerra mondiale:  nell’agosto scorso Seul aveva ribadito la sua richiesta al Giappone di assumersi la responsabilità dello sfruttamento sessuale delle donne sudcoreane da parte delle truppe di occupazione giapponesi e il presidente Lee Myung-bak aveva più volte detto che se l’imperatore del Giappone avesse voluto visitare la Corea del Sud doveva prima scusarsi per il colonialismo; oggi un gruppo di attivisti dell’estrema destra giapponese ha manifestato a Tokyo contro il quotidiano sud-coreano Joojang Ilbo, il quale ha definito i bombardamenti di Hiroshima a Nagasaki  come “un castigo divino”, per cui i manifestanti, radunatisi sotto gli uffici giapponesi del giornale sudcoreano, hanno urlato: “Noi non dimenticheremo mai le vostre osservazioni anti-giapponesi. Tornatevene sulla penisola coreana”.

Il nazionalismo viene usato da entrambi i paesi in quanto è ancora aperta la questione della sovranità sulle isole Takeshima.