di Enrico Oliari

Nuova proposta del governo israeliano per la costruzione di 400 alloggi nei Territori occupati: a renderlo noto è la Ong israeliana Peace Now, secondo la quale la metà dei progetti interessa un’area situata oltre la Barriera di separazione, ovvero di 102 unità abitative a Kiryat Araba, 114 a Adam, 156 a Elkana e 78 a Alfei Menashe. A queste vanno aggiunti uffici ed un albergo a Maaleh Adumim ed Emmanuel, come pure 93 case nel rione ebraico di Ghilo (Gerusalemme est).

Tale intenzione va letta in chiave elettorale, poiché il prossimo 17 marzo si terranno in Israele nuove elezioni dopo che il governo è entrato in crisi a causa del rifiuto delle “colombe” Tipzi Livni e Yair Lapid, responsabili dei dicasteri della Giustizia e delle Finanze, di firmare la proposta di legge per la proclamazione di Israele quale “Nazione ebraica”, caldeggiata dai “falchi” Lieberman e Uri Ariel, ministro dell’Edilizia.

Va tenuto inoltre presente lo screzio dello scorso 23 gennaio, quando il presidente Usa Barak Obama e il Segretario di Stato John Kerry hanno fatto sapere la loro intenzione di non incontrare il prossimo 3 marzo il premier israeliano Benjamin Netanyahu, il quale si recherà negli Stati Uniti su invito dell’Aipac, (American Israel Public Affairs Committee, gruppo di pressione americano noto per il forte supporto allo stato di Israele) e del repubblicano John Boehner per intervenire alla Camera, altro gesto che sa di campagna elettorale: per quanto le elezioni di midd term abbiano consegnato anche il Senato Usa ai Repubblicani, il momento è assai delicato in quanto potrebbe essere in vista un accordo definitivo fra il “5+1″ (Usa, Russia, Gb, Francia, Cina + Germania) e la Repubblica Islamica sul nucleare, mentre è scontato un duro intervento di Netanyahu impostato proprio contro l’Iran.

Obama, che più volte ha stigmatizzato i continui proclami di costruzione di nuovi alloggi nei Territori occupati, ha anche chiesto insistentemente a Netanyahu di non continuare a influenzare i parlamentari statunitensi chiedendo loro di votare nuove sanzioni contro l’Iran.

Nei giorni scorsi Haaretz, quotidiano israeliano in lingua ebraica, ha riportato una fonte Usa secondo cui “Pensavamo di aver visto di tutto ma Bibi (soprannome di Netanyahu, ndr.) è riuscito a sorprenderci. Ci sono cose che semplicemente non si fanno. Ci ha sputato in faccia pubblicamente, non ci si comporta così. Netanyahu deve ricordarsi che il presidente Obama rimarrà in carica ancora un anno e mezzo e che ci sarà un prezzo da pagare”.

Anche l’ufficio di John Kerry ha comunicato che “La pazienza del segretario di Stato non è infinita”: le relazioni fra i due paesi “sono salde”, ma “i giochetti politici con questo rapporto possono minare l’entusiasmo di Kerry come difensore d’Israele”.

E, probabilmente, proprio di “giochetti” si tratta, tanto che anche la Peace Now ha affermato oggi che “Dopo aver imbarazzato l’amministrazione Obama con l’invito al Congresso, il premier Benyamin Netanyahu dà adesso un altro schiaffo in faccia agli americani e mostra che Israele non ha rispetto verso il suo più stretto alleato”.