di Shorsh Surme –
L’Iraq non è mai stato pacificato. Anzi, a distanza di 12 anni dalla caduta di Saddam, la povera gente continua ad essere massacrata tutti giorni da autobombe e da attentati kamikaze, ora anche dell’Isis, il fantomatico Stato Islamico.
Una popolazione, quella del Centro e del Sud del paese, in balìa sia del terrorismo nazionale che di quello internazionale, e con i vari governi incapaci di gestire la sorti della nazione.
Nel dicembre 2005 alle elezioni parlamentari l’Alleanza Irachena Unita si aggiudicò la maggioranza dei seggi e designò Ibrahim al-Jafari come primo ministro a pieno titolo dell’Iraq del dopo-Saddam. Tuttavia al-Jafari dovette fronteggiare l’opposizione dei sunniti arabi che negoziavano la loro partecipazione al nuovo governo, ed il premier non riuscì a combinare niente, anzi aumentò ancora di più il conflitto tra le due confessioni religiose, gli sciiti e i sunniti.
Nell’aprile 2006 al-Jafari fu rimosso dall’incarico e il 22 dello stesso mese Nouri al-Maliki fu nominato primo ministro, designato dall’allora presidente della Repubblica, il curdo Jalal Talabani con la speranza che potesse risolvere il malcontento sia della popolazione sia dei partiti politici dell’Iraq, ma soprattutto per formare un governo di unità nazionale.
La nomina di al-Maliki divise ancora di più lo scenario politico e lui praticò nei confronti della comunità sunnita la stessa politica che Saddam Hussein aveva adottato nei confronti degli sciiti; per cui i partiti iracheni cercarono di presentare una mozione di sfiducia verso il suo operato fin dall’inizio del 2012.
Infatti la formazione al-Iraqyya di Ayad Allawi, insieme ai curdi e al movimento clerico-sciita di Muqtada al-Sadr, si erano ritrovati ad Erbil, capitale del Kurdistan irq. dd avevano espresso nei confronti di al-Maliki la minaccia di sfiduciarlo. Le ragioni della tensione e le accuse erano quelle di non aver tenuto fede agli impegni assunti nei confronti dei partner del governo di unità nazionale.
Tuttavuia al-Maliki ha continuato per la sua strada senza ascoltare nessuno. Anzi, ha tolto finanziamenti al governo regionale del Kurdistan, che servivano per pagare gli stipendi ai dipendenti pubblici, violando la nuova Costituzione federale irachena che prevede un budget del 17% degli introiti derivanti del petrolio da destinarsi al Governo regionale del Kurdistan (Krg): i curdi hanno protestao per questo in più occasioni, dal momento che le cifre che arrivavano nettamente inferiori.
La Regione autonoma del Kurdistan irq. gode di un elevato grado di autonomia ed ha le proprie forze di sicurezza, ha un governo ed una propria bandiera, cosa che il governo federale di Nouri al-Maliki ha sempre mostrato di non digerire. Ora, con l’attacco e l’avanzamento dei terroristi dello Stato Islamico dell’Iraq e del Levante (Isis o Daesh), che stanno massacrando la popolazione dopo che i militari di al-Maliki sono scappati lasciando la piazza libera al terrore, solo nella città di Sallahaddin, la vecchia Tikrit, sono stati uccisi 1.700 studenti della facoltà dell’Aviazione militare.
In Kurdistan sono già arrivati 120.000 mila profughi della città di Mosul (Ninive), e non solo anche da Baghdad.
In questo momento i Peshmerga, cioè i combattenti curdi, sono gli unici a tenere testa all’Isis, sottraendo aree strategiche alle milizie del terrore, come la città curda di Kirkuk e le sue province.
“peshmerga” è un termine composto da “Pesh”, ovvero “Fronte”, e da “Merg”, ovvero “Morte”: indica un combattente curdo che intende battersi fino alla morte, cioè “colui che affronta la morte”.
I peshmerga sono diventati il simbolo nella lotta di liberazione curda e nei ultimi cento anni sono entrati pienamente nella cultura curda: Nel Kurdistan non esiste famiglia che non conti almeno un peshmerga, uomini o donne che siano; la figura del peshmerga risale alla fine del 19mo secolo, ed è nata per proteggere il territorio curdo dalle minacce esterne.
I primi peshmerga appaiono nel 1920, dopo la caduta dell’l’Impero Ottomano, quali combattenti per lottare per uno stato curdo indipendente. Si tratta di un obiettivo per il quale si sono impegnati prima Shekh Mahmud Hafid e poi il generale Mustafa Barzani, nel 1943.
Proprio Barzani con mille fedelissimi peshmerga arrivò nel Kurdistan iraniano per sostenere la nascita di una Repubblica curda.
Infatti nel 1945 contribuì a dar vita al primo modello di Repubblica curda indipendente, nel territorio orientale della Persia, che allora era militarmente controllato dai sovietici. Fu chiamata la Repubblica di Mahabad. Sotto la guida di Qazi Muhammad, proveniente da una ricca e influente famiglia di giuristi, Mahabad è diventata centro e simbolo della cultura curda.
Da allora i peshmerga sono diventati l’angelo custode della popolazione curda e rappresentano il movimento di liberazione curda, specialmente in Iraq.
Anche oggi nell’Iraq dei mille conflitti gli unici che difendono la pace e la tranquillità nella regione federale del Kurdistan sono i Peshmerga.

