di C. Alessandro Mauceri – 

Negli ultimi giorni, molti media hanno riportato le dichiarazioni del presidente degli Stati Uniti d’America, Barack Obama, in seguito alla diffusione dei contenuti di un rapporto della commissione sui Servizi segreti del Senato sull’operato della Cia dopo l’11 settembre. Secondo la commissione, negli ultimi anni l’”agenzia” ha fatto un uso “brutale e inefficace” della tortura nei confronti di presunti terroristi al fine di ottenere informazioni che potessero servire per la lotta al terrorismo. Ma non basta, avrebbe mentito anche sull’utilità delle informazioni ottenute.

Nessuna novità, in realtà. Di questo rapporto si sapeva già da mesi (Notizie Geopolitiche ne aveva parlato agli inizi di novembre). Tutta la vicenda era saltata fuori non grazie ad uno scoop giornalistico, ma a seguito della procedura avviata dal Comitato delle Nazioni Unite contro la tortura, con conseguente convocazione ufficiale degli Usa il mese scorso.

Oggi è emerso che parte dei prigionieri era in stato di detenzione “per un errore di identità o a causa di cattive informazioni di intelligence”.

E allora, perché tanta importanza? Il fatto è che, con l’approssimarsi delle elezioni presidenziali tutti cercano, in un modo o nell’altro, di colpire la controparte e di acquistare consensi. Non è un caso se la dichiarazione di Obama per giustificare il comportamento dell’amministrazione Usa, non sia stata fatta ad una delle maggiori emittenti nazionali, ma ad una televisione in lingua spagnola, Univision. E non è un caso se la risposta ufficiale degli Usa alle Nazioni Unite non sia stata una decisa condanna di questo modo di gestire detenzioni e interrogatori, ma solo la promessa di non ripetere questa pratica sul territorio degli Stati Uniti. Omettendo di dire che la quasi totalità dei centri di detenzione contestati si trovano all’estero, in Asia, in Medio Oriente, ma anche in Europa. Non a caso, proprio ieri, l’ex presidente polacco, Aleksander Kwasniewski, ha ammesso che la Polonia ha ospitato un cento di detenzione segreto della Cia, proprio uno di quei centri dove, secondo il rapporto del senato statunitense, l’agenzia avrebbe torturato presunti terroristi. “Nel 2003 dissi al presidente George W. Bush che quel tipo di collaborazione doveva finire”, ha dichiarato Kwasniewski. Peccato che siano stati necessari undici anni, una procedura delle Nazioni Unite e la pubblicazione di un rapporto interno negli Usa per convincerlo a divulgare questa notizia.

Già in luglio la Corte europea per i Diritti umani aveva condannato la Polonia per il trattamento riservato nelle proprie strutture detentive a prigionieri catturati in Afghanistan destinati ad essere trasferiti a Guantanamo: secondo Strasburgo vi sarebbe stata “complicità” delle autorità polacche per casi di torture e di sparizioni presso un centro segreto della Cia situato in Polonia tra il 2002 e il 2005.

Oggi alcune agenzie hanno diffuso anche un commento dell’ex vicepresidente americano Dick Cheney (persona ben “informata dei fatti” dato che ha ricoperto questa carica proprio durante la presidenza Bush). Secondo Cheney, il rapporto del Comitato d’Intelligence del Senato sulle pratiche d’interrogatorio impiegate dopo l’11 settembre sarebbe pieno di “cavolate”. Stando all’articolo del New York Times, queste pratiche estreme di interrogatorio sarebbero state ideate da James E. Mitchell e Bruce Jessen, riportati nel rapporto del senato con gli pseudonimi Grayson Swigert e Hammond Dunbar.

E proprio Mitchell ha commentato la diffusione del rapporto dicendo che “Mi pare del tutto insensato il fatto che prendere a ceffoni il detenuto Khalid Sheikh Mohamed sia male invece mandare un drone che bombarda una famiglia che sta facendo un picnic, ammazzargli i figli, la nonna e tutti quanti invece è ok. E questo per un sacco di motivi. Uno sono i danni collaterali. L’altro motivo è che se si uccidono poi non si possono interrogare”.

Forse Mitchell ha dimenticato che le vittime dei droni Usa, stando ai risultati di un’inchiesta condotta dal Bureau for Investigative Journalism (BIJ), sarebbero più di 4500, e questo solo in Pakistan, Yemen e Somalia (in alcuni casi sono stati colpiti banchetti nuziali in quanto facevano venire allo “scoperto” gli obiettivi). A queste vanno aggiunte le vittime in altri Paesi come Libia e Afganistan. E pare aver dimenticato che, solo nel 2012, sono stati almeno 1200 attacchi tramite droni americani e inglesi in questi Paesi: attacchi condotti da droni che hanno causato più di un migliaio di vittime civili, colpite erroneamente. Morti che, come molte delle torture cui sono stati sottoposti i detenuti nelle carceri americane come Guantanamo, non sono servite a niente (come ha ammesso lo stesso rapporto). Ma questo, sia il dott. Mitchell che l’ex vice-presidente Cheney si sono guardati bene dal dirlo.