di Manuel Giannantonio –

Il governo di Amman ha affermato mercoledì 28 gennaio di essere pronto a liberare la jihadista irachena Sajida al-Rishawi, detenuta nel territorio del Regno, come scambio per la liberazione del pilota giordano Muath al Kaseasbeh, ostaggio dell’Isis.

La televisione di Stato cita il portavoce del governo, Mohammed al-Momeni, il quale afferma che “la Giordania è pronta a scarcerare la prigioniera se il pilota giordano sarà rimesso in libertà sano e salvo”.

Martedì lo Stato islamico dell’Iraq e del Levante aveva minacciato di uccidere al Kaseasbeh ed il giornalista nipponico Kenji Goto se la terrorista irachena non fosse stata liberata entro ventiquattro ore. In questo nuovo quadro di negoziazioni nessun riferimento esplicito è stato fatto circa il giapponese; inizialmente infatti era stata ventilata anche la possibilità di una sua messa in libertà congiuntamente con il pilota giordano.

Donna di circa quarant’anni, Sajida al Rishawi, la “sorella imprigionata”, come la chiamano i combattenti dell’Isis, è detenuta dal settembre 2006, quando venne condannata a morte per terrorismo in relazione a fatti che risalivano al  novembre dell’anno precedente.

Tre attentati commessi da suo marito, Ali Hussein Al-Chammari, devastarono infatti tre alberghi di Amman, frequentati da diplomatici e turisti, provocando la morte di 60 persone; presente nei luoghi dell’attacco, Sajida disse che la sua cintura esplosiva, effettivamente attivata, s’inceppò, quindi lei fuggì tentando di mescolarsi con i clienti dell’albergo, ma fu presto identificata e arrestata.

Al Rishawi, proveniente da una famiglia irachena strettamente legata ad al-Qaeda, è la sorella di Thamer Mubarak Atrous, braccio destro di al Zarqawi, il quale fu capo di al-Qaeda in Iraq fino alla sua morte nel 2006, e presentato all’epoca come l’emiro della provincia di Al Anbar.

Suo fratello fu ucciso nella prima battaglia di Fallujah che ha visto nel 2004 una coalizione d’insorti sunniti (tra i quali anche membri di al-Qaeda), contrapporsi alle forze Americane; un altro suo fratello trovò invece la morte in un’altra serie di scontri sempre contro i soldati statunitensi.

Kenji Goto, giornalista indipendente, è prigioniero da ottobre mentre Al-Momeni è stato catturato il 24 dicembre in seguito alla caduta del F-16 con il quale stava sorvolando la Siria, conducendo un raid contro le posizioni strategiche dell’Isis.

Nel primo video pubblicato dagli jihadisti il 20 gennaio venivano richiesti a Tokyo 200 milioni di dollari per il rilascio dei due ostaggi giapponesi. Non ottenendo risposta, lo Stato Islamico ha decapitato Haruna Yukawa, il contractor connazionale di Goto.