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Dopo aver detto a Boris Johnson di non volerlo appoggiare “perché inadatto”, il ministro della Giustizia britannico Michael Gove ha lanciato la sua candidatura per la leadership dei Tories, ponendosi così in competizione con il ministro dell’Interno Theresa May.
Gove ha tracciato il suo programma, affermando che destinerà 100 milioni di sterline per la sanità pubblica, ma anche che “Metterò fine alla libera circolazione”, (…) “Introdurrò un sistema di punti all’australiana e ridurrò i numeri” degli immigrati.
A differenza di May, che era per il Remain e che comunque ha manifestato l’intenzione di rispettare l’esito del referendum, Gove stava dalla parte del Leave, per cui ha annunciato con forza che “Garantirò che onoreremo le indicazioni che il popolo britannico ci ha dato. Nella campagna per il referendum ho sostenuto cambiamenti specifici, credo in essi e li realizzerò. Le promesse di lasciare l’Unione Europea, porre fine alla supremazia dell’Ue e riprendere il controllo della nostra democrazia, con il mio impegno saranno rispettate”.
Ha però precisato che non c’è fretta per mandare a Bruxelles la lettera di richiesta dell’applicazione dell’articolo 50 dello Statuto di Lisbona, se non dopo lunghe trattative, quindi “non entro il 2016”.
A Londra si continuerebbe quindi a tergiversare rimanendo con un piede dentro ed uno fuori, mentre i leader europei vorrebbero chiudere quanto prima la partita in modo da scongiurare un eventuale effetto domino e soprattutto stabilizzare poltica e mercati.
Il capo ella Commissioen Jean-Claude Juncker ha ribadito più volte che “Sulla cosiddetta Brexit, vogliamo essere chiari, non ci saranno negoziati prima della notifica e invitiamo le autorità britanniche a rendere chiare le loro intenzioni. Non abbiamo tempo da perdere. Non possiamo aggiungere incertezza ad incertezza. Vorremmo sapere dove ci stiamo dirigendo”.

