di C. Alessandro Mauceri –
Dopo l’allarme lanciato dal presidente del Fondo Monetario Internazionale, Christine Lagarde, circa la situazione economica e finanziaria della Grecia, sul governo Tsipras si erano levate molte nubi. L’allarme del Fmi, infatti, è stato lanciato a pochi giorni dalla scadenza dei termini per lo sblocco della tranche da 7,2 miliardi di euro di aiuti previsti dal piano di salvataggio internazionale.
Aiuti che, però, sono vincolati alla restituzione allo stesso Fmi di 950 milioni di euro da parte del governo ellenico.
A calmare le acque è stata la dichiarazione del presidente della Commissione Europea, Jean Claude Juncker, per il quale “Siamo pronti a qualsiasi evento ma escludo al 100% una “Grexit” (una uscita della Grecia dalla zona Euro, n.d.r.), e ha aggiunto “non ci sarà un default”. Juncker aveva spiegato che i negoziati negli ultimi giorni “stanno cominciando ad andare nella giusta direzione ma c’è ancora molta strada da fare”. La situazione greca “è un problema, non stanno collaborando come vorremmo perché al nostro team sul campo ad Atene non consentono di entrare nei ministeri, una cosa non solo strana ma inaccettabile”.
Il motivo di un simile rifiuto ora appare chiaro ed è proprio da cercare nello stato delle finanze elleniche. Una situazione che è apparsa ben chiara dopo che, nei giorni scorsi, il governo di Atene ha emesso un decreto di emergenza, pubblicato nella Gazzetta ufficiale greca, con il quale “Per esigenze estremamente urgenti e impreviste” tutte le amministrazioni pubbliche della Grecia – inclusi i fondi pensione – “sono obbligate a depositare le loro riserve di cassa e a trasferire i loro fondi nei loro conti presso la Banca di Grecia”. Una strategia che non è una novità per la politica ellenica: in passato, anche Samaras aveva fatto ricorso a questo stratagemma in momenti di mancanza di liquidità. Ora però la situazione è ben peggiore e l’atteggiamento del Fmi e dell’Ue nei confronti della Grecia è ben diverso.
Una conferma dei timori pure smentiti in diversi comunicati stampa, della crisi di liquidità dello Stato ellenico. Secondo quanto riferito dalla portavoce della Commissione Europea Margaritis Schinas “si sta lavorando 24 ore al giorno per sette giorni a tutti i livelli per facilitare un accordo”.
La situazione delle finanze gestite dal governo Tsipras è resa ancora più difficile dal fatto che nei prossimi giorni la Banca di Grecia avrebbe dovuto pagare 1,7 miliardi di Euro in stipendi e pensioni.
Troppi per consentire a Tsipras di raggiungere un accordo vantaggioso per la Grecia alla riunione informale dei ministri delle Finanze della zona euro, in calendario il 24 aprile a Riga.

