di Guido Keller

E’ ancora una volta un nulla di fatto la seduta dell’Eurogruppo sulla crisi della Grecia, per la precisione sullo sbocco della trance di aiuti da 7,2 miliardi: il vicepresidente della Commissione Valdis Dombrovskis ha spiegato che “Le proposte presentate da Atene sono un passo accolto con favore, ma c’è ancora lavoro da fare con le istituzioni”.

Il clima che si respira non è tuttavia di chiusura, ed il presidente dell’Eurogruppo Jeroen Dijsselbloem ha annunciando che in settimana si terrà una nuova riunione dei ministri delle Finanze e che “Le nuove proposte del governo greco sembrano essere una tappa positiva nel processo”. Un ottimismo condiviso dal commissario agli Affari economici Pierre Moscovici, il quale ha parlato di proposte portate “ampie e inclusive” delle tematiche da affrontare.

L’esito della seduta è al netto della riunione dei capi di Stato dei Paesi dell’Eurozona che avrà come tema quello delle “linee politiche” su cui costruire l’accordo. Si tratta comunque di una corsa contro il tempo, dal momento che entro

otto giorni la Grecia deve restituire 1,6 miliardi di euro al Fondo monetario internazionale, denaro che al momento manca in quanto i piani proposti fino ad oggi dal premier Alexis Tripras e dal ministro delle Finanze Yanis Varoufakis non hanno convinto i creditori, cioè quella “troika” (nome ora abolito) formata da Bce, Fmi e Ue.

Una situazione che permane quindi ancora preoccupante, motivo per cui il presidente del Consiglio Ue Donald Tusk, arrivando al summit sulla crisi, ha messo le mani avanti ed ha detto che “le strategie devono finire, dobbiamo mettere fine a questo gioco d’azzardo politico” poiché “il tempo sta scadendo, non solo per la Grecia ma per tutti noi. Abbiamo solo una settimana prima che l’attuale programma scada e questo significa che le strategie devono finire, dobbiamo fare tutto il possibile per rispettare tutti i contribuenti europei”. Questi hanno prestato alla Grecia delle pernsioni facili e delle spese folli qualcosa come 190 miliardi, di cui 40 miliardi sono arrivati dall’Italia.

Tsipras continua a mostrare fiducia ed ottimismo, anche perché ad Atene lo aspettano le numerose manifestazioni di cittadini stanchi di essere spremuti per pagare gli errori del passato: “E’ arrivato il tempo di una soluzione sostanziale”, ha affermato.

Il timore dell’Eurogruppo è che fare troppe concessioni ad Atene per evitare la paventata “Grexit” significhi rischiare un effetto a catena, che avrebbe inizio dai paesi che per la crisi hanno più faticato a tenere il passo, come la Spagna, dove Podemos parla la stessa lingua del partito del premier greco Syriza.

Le misure che già domenica la Grecia aveva presentato ai creditori prevedono una riforma dell’Iva, l’abolizione dei prepensionamenti e l’innalzamento a 62 anni dell’età richiesta per andare in pensione, un’imposta per le aziende con oltre 500mila euro di utili (armatori compresi) e una tassa di solidarietà sui redditi di oltre 30mila euro: si tratta di misure che incidono per il 2% del Pil, contro il 2,5 richiesto dai creditori. Atena pensa di coprire la differenza dello 0,5% con “provvedimenti amministrativi”.

I mercati continuano comunque a crederci: sono ripresi gli investimenti verso il paese ellenico e le borse europee hanno chiuso in positivo, con Atene che ha segnato un +9%.