di C. Alessandro Mauceri –
Negli ultimi giorni si sono verificati diversi eventi che hanno dimostrato quanto sia a rischio il sistema bancario ellenico.
Dopo le dichiarazioni del capo del governo greco Alexis Tsipras, degli ultimi giorni, e la risposta da parte del FMI e soprattutto da parte della cancelliera tedesca Angela Merkel, il timore che possa verificarsi un attacco di panico tra i risparmiatori e i correntisti greci è diventato sempre più concreto.
Lo dimostrano i dati: fino a maggio la fuga di capitali dalle banche, in Grecia, pareva essere un problema serio, ma controllabile. Dagli sportelli e dai depositi delle banche elleniche venivano prelevati capitali al ritmo di 200-300 milioni al giorno. Alla fine di aprile nelle casse delle banche elleniche erano depositati ancora circa 133,6 miliardi di euro.
Nei giorni scorsi, questo fenomeno ha avuto un’impennata preoccupante: in soli quattro giorni, imprese e famiglie hanno prelevato dalle casse delle banche oltre il 2,25 per cento di questo patrimonio. Da lunedì mattina a mercoledì sera, i risparmiatori greci hanno prelevato ben due miliardi di euro. E ieri il fenomeno ha raggiunto livelli di “panico”: nella sola giornata di giovedì, in Grecia dalle casse delle banche, è stato prelevato oltre un miliardo di euro. Tre miliardi in soli tre giorni. Quello che gli esperti hanno definito un vero e proprio attacco di panico.
Una situazione grave anche perché mancano ancora diversi giorni alla data prevista per il versamento dell’ennesima rata del prestito del Fmi (che il governo greco ha già dichiarato di non poter saldare): il 30 giugno, il governo ellenico dovrebbe versare nelle casse del Fmi 1,6 miliardi di euro.
Per questo (e per evitare il crollo finanziario del sistema), la Bce ha avvertito di non essere certa che le banche greche siano in grado di aprire lunedì. Dopo il vertice straordinario dei capi di stato e di governo dei paesi dell’area euro voluto da Donald Tusk, presidente del Consiglio europeo, per cercare di trovare una soluzione all’irrisolto caso Grecia, lunedì si terrà una nuova riunione di emergenza per valutare se estendere o meno i prestiti alle società del credito elleniche.
“La Grecia era sulla buona strada ma non ha concluso il percorso. Purtroppo ha sempre di nuovo rimandato alcune importanti riforme”, ha detto la Merkel. Un atteggiamento, quello della cancelliera tedesca, spiegabile più che con l’interesse della Germania per le sorti del paese ellenico, con un dato finanziario: secondo Bloomberg, la Germania è il paese che ha acquistato titoli emessi dalla Grecia più di ogni altro (circa 60 miliardi di euro). Ma il suo interesse deriva anche dal fatto che una parte consistente del debito pubblico ellenico (il 44%) pesa sui paesi comunitari (e quindi proprio sulla Germania), attraverso l’EFSF e l’ESM.
Secondo il quotidiano ellenico Kathimerini, la Commissione Ue e la Bce starebbero valutando la possibilità di ristrutturare il debito. Sempre che la Grecia riesca a raggiunga un accordo con i creditori.
In base a quanto riferito dall’agenzia di stampa Reuters, il presidente dell’Eurogruppo Jeroen Dijsselbloem, in un incontro a porte chiuse, avrebbe chiesto a Benoit Coeure, membro del consiglio esecutivo della Bce, se le banche avrebbero potuto riaprire gli sportelli. La sua risposta è stata chiara: “Domani sì, lunedì non lo so”. Ciò spiega la dichiarazione di Jeron Dijsselbloem, che ha detto che finora sono stati fatti “troppo pochi progressi per arrivare a un accordo con la Grecia per il completamento del secondo programma di aiuti con l’ultima tranche da 7,2 miliardi”.
Una posizione ben più dura è quella di Christine Lagarde, direttrice del FMI. Per la Lagarde la scadenza è definitiva, non c’è un periodo di ‘grazia’ né possibilità di rinvio: “Sarà in default, sarà in arretrato nei riguardi del Fmi dal 1 luglio ma io spero non sia così”.
I dubbi sulle sorti della finanza ellenica derivano anche dal fatto che non sono ancora noti in dettaglio quali saranno gli accordi sotto il profilo finanziario che verranno sottoscritti con la Russia al termine della visita di Tsipras a san Pietroburgo.
Una situazione che sarà ancora più difficile da gestire per Tsipras se, a causa della fuga dei capitali degli ultimi giorni, le banche elleniche dovessero realmente chiudere gli sportelli.

