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A poche ore dal voto del parlamento greco sulla manovra lacrime e sangue che permetterebbe ad Atene di ottenere il prestito ponte da 7 miliardi e quello da 86 miliardi in tre anni, continuano a svolgersi nella capitale greca le manifestazioni per lo sciopero del pubblico impiego, il primo dell’era Tsipras, per cui il paese è da stamane letteralmente in tilt.
Tuttavia la tensione, come si può facilmente immaginare, non è solo nelle piazze e le dimissioni di pochi giorni fa del ministro delle Finanze Yanis Varoufakis sembrano non essere destinate ad essere le sole: a lasciare infatti vi sono anche il viceministro delle Finanze Nadia Valavani, che ha mandato una lettera al premier scrivendo di non poter sostenere le dure misure imposte dai creditori a Bruxelles, e il segretario generale del ministero delle Finanze, Manos Manousakis.
Lo stesso Alexis Tsipras ha incontrato i suoi colleghi di partito facendo loro sapere che “se non avrò il vostro sostegno è difficile che resti a capo del governo”.
Appurato che fra i 30 e i 40 deputati di Syriza voteranno “no” all’accordo, il premier ha cercato di ridurre la portata della manovra, ma è fra le opposizioni che sta cercando l’appoggio.
La maggioranza si regge su 162 deputati su 300, di cui 149 della sinistra di Tsipras e 13 dei Greci indipendenti, formazione di destra.

