di Guido Keller –

Il 18 settembre scorso in Grecia la formazione neonazista Alba Dorata, la quale si era già macchiata di numerosi atti intimidatori e di violenza contro immigrati, omosessuali e militanti di sinistra, aveva superato il segno: Yorgos Rupakias, un 45enne militante del partito di estrema destra, aveva aggredito ed ucciso il 34enne cantante rap e militante del partito di sinistra Anrasya Pavlos Fyssas, conosciuto con il nome di “Killah P”. Alcuni deputati, Yiannis Lagos, Christos Pappas, Ilias Kasidiaris, Nikos Michos, Ilias Panagiotaros e il leader Nikolaos Mihaloliakos sono stati poi arrestati ed accusati di appartenere ad un’organizzazione criminale dedita alla violenza e il 23 ottobre scorso è stato votato in parlamento lo stop ai contributi pubblici al partito, che comunque ha preso quasi il 7% alle politiche (18 seggi) e il 13% alle amministrative della capitale.

Tuttavia, a seminare vento si raccoglie tempesta ed il clima di violenza messo in piedi dai militanti di Alba Dorata ha richiamato ieri sera la violenza degli oppositori: colpi di arma da fuoco sono stati sparati da una moto in corsa nel quartiere Neo Eraklio di Atene, ed a essere colpiti sono stati due attivisti di Alba Dorata, fra i quali il segretario della locale sezione. Una terza persona è rimasta ferita.

In un comunicato pubblicato sul proprio sito on-line, il partito neo-nazista ha accusato oggi le autorità di essersi “rifiutate di accordarci la protezione della polizia a dispetto delle minacce ricevute”.

Il ministro per l’Ordine pubblico, Nikos Dendias, ha espresso “tristezza per la morte di giovani” connazionali, e ha affermato che “Non permetteremo che il nostro Paese diventi teatro di regolamenti di conti”.