di Enrico Oliari –
In Grecia ha vinto il “no”, con oltre il 60% dei voti: vengono così respinte le proposte dei creditori (Bce, Ue, Fmi), con la certezza da parte del premier Alexis Tsipras che da domani sarà un nuovo giorno, in cui recarsi a Bruxelles per ottenere prestiti senza passare per la forca caudina dell’austerity.
Per il ministro dell’Economia Yanis Varoufakis “La vittoria del “no” è la risposta coraggiosa dei greci a cinque anni di ipocrisia e all’austerità. Da domani l’Europa inizi a curare le nostre ferite. Tenderemo una mano per collaborare con i nostri compagni e chiameremo tutti i nostri partner, uno a uno, per trovare un luogo comune e definire un’intesa positiva per tutti”. La ristrutturazione del debito “resta uno degli obiettivi” del governo di Atene, ha aggiunto.
In serata è poi intervenuto Tsipras, il quale ha precisato che “ il referendum non ha vincitori, è una vittoria a sé: il nostro dovere è alzarci dalla crisi”. “La risposta che voi greci avete dato con il “no” – ha continuato – è una scelta coraggiosa, non è una spaccatura con l’Ue, bensì rappresenta un nuovo accordo per uscire dal cerchio vizioso dell’austerità”.
“I greci – ha ripreso il premier – non hanno scelto se sì o no all’Europa, ma hanno detto che l’Europa non può essere un insieme di memorandum. Hanno deciso quale Europa vogliono, di solidarietà e di democrazia”.
“Il nostro primo dovere è quello di riaprire le banche – ha puntualizzato Tsipras – e siamo pronti a continuare le discussioni per cambiamenti credibili al popolo greco”.
La cancelliera tedesca Angela Merkel e il presidente francese Francois Hollande hanno chiesto la convocazione di un eurosummit, che il presidente del Consiglio europeo Donald Tusk ha indetto per martedì alle ore 18.00.
Da più parti si parla di “Grexit”, cioè di uscita della Grecia dall’euro, ed il presidente del Parlamento europeo Martin Schulz, che in mattinata aveva spiegato che “Dopo il referendum la Grecia continua a essere nell’euro, ma se dicono “no” saranno costretti a introdurre un’altra valuta perché l’euro non sarà disponibile come metodo di pagamento”, ha parlato di inviare in Grecia “aiuti umanitari” per la popolazione.
Se Tsipras ora si sente meno solo, e cioè non si presenta davanti ai creditori come sinistra radicale, bensì come Grecia, in diversi paesi europei stanno mugugnando, poiché insistere con i prestiti alla Grecia significa creare un grave precedente.
Le posizioni di Francia e Italia sono per continuare con le trattative, ma il referendum (e soprattutto il comportamento di Tsipras e di Varoufakis) viene percepito come un affronto da diverse nazioni, come un insulto che, tra l’altro, mette a rischio i molti prestiti dati un po’ da tutti: l’Italia, è bene ricordarlo, per questa crisi ha inviato in Grecia fra i 40 e i 65 miliardi di euro, soldi che potrebbero dissolversi nel nulla.
Intanto, al di là dei proclami di Tsipras, nelle casse greche restano solo 600 milioni di liquidità.

