di Guido Keller –
Lo stallone (domato dall’Ue) Alexis Tsipras ha vinto nuovamente le elezioni conquistando con il suo Syriza il 35,5% dei voti e aggiudicandosi 145 seggi su 300, ai quali si aggiungeranno i 10 seggi che porterà l’alleato di governo Panos Kammenos, dei Greci indipendenti (partito della destra nazionalista).
Si è trattato di una vittoria non scontata, poiché fino all’ultimo i sondaggi davano un testa a testa con il centrodestra di Nea Dimokratia di Vangelis Meimarakis, che poi si è attestato al 28%. Bene i nazionalsocialisti di Alba Dorata, i quali hanno pescato voti soprattutto fra i disoccupati e si sono attestati intorno al 7% dei voti, confermandosi la terza forza del paese.
Il riconfermato premier Tsipras ha esultato fra la folla di piazza Klathmonos affermando che “E’ una grande vittoria del nostro popolo, è un mandato di quattro anni. Siamo troppo duri per morire, anche se siamo stati presi di mira da tanti”, ha gridato dedicando il successo “a coloro che lottano per un altro domani”. Ed ha fatto sapere che si metterà subito al lavoro per formare in tre giorni il nuovo governo.
Per i greci Tsipras non è quindi colui che ha tradito le promesse elettorali essendosi dovuto piegare ai diktat di Bruxelles per accedere alla terza tranche da 86 miliardi di aiuti, bensì rimane il paladino che ha lottato fino all’ultimo per salvare il paese dal cappio europeo, ovvero per tenere lontano quell’austerità che poi è comunque arrivata. E se c’è chi ci crede, c’è anche chi è ormai non sente neanche più lo stimolo di recarsi a votare, tanto che il dato dell’astensione del 45,5% indica che nel paese persiste la disillusione per una politica che appare, appare ma non conta.
Cresce ma si mantiene basso il Pasok, che secondo le proiezioni supera il 6%; seguono i comunisti del Kke (5,5%) e i liberali di To Potami (4,5).
Meimarakis ha riconosciuto la sconfitta e, rivolgendosi al riconfermato premier, ha detto “Congratulazioni a Tsipras. Ora può fare il governo che crede. Io voglio ringraziare chi ha lavorato con noi in queste elezioni. Pensavano fossimo finiti, invece siamo ancora qui, e forti”.
Foto di Ibna.

