
di Guido Keller –
Ancora dichiarazioni incendiarie di Donald Trump, che ha nuovamente attirato l’attenzione internazionale parlando di Groenlandia e sicurezza globale. In un intervento dai toni provocatori, l’ex presidente statunitense ha affermato che «la difesa della Groenlandia consiste di due slitte trainate da cani», utilizzando un’immagine volutamente paradossale per sottolineare, a suo dire, la vulnerabilità strategica dell’isola artica.
Trump ha insistito sul punto, ripetendo più volte che la Groenlandia disporrebbe di mezzi di difesa minimi mentre, sempre secondo la sua narrazione, le acque circostanti sarebbero percorse da cacciatorpediniere e sottomarini russi e cinesi. «Noi non permetteremo che questo accada», ha dichiarato, aggiungendo che eventuali ripercussioni sull’NATO sarebbero un prezzo accettabile. «Hanno bisogno di noi molto più di quanto noi abbiamo bisogno di loro», ha concluso, ribadendo una visione fortemente sbilanciata dei rapporti transatlantici.
Le affermazioni hanno suscitato reazioni contrastanti e sono state lette da diversi osservatori come l’ennesima uscita iperbolica, più utile a scaldare il dibattito politico che a descrivere la reale situazione militare nell’Artico. In Groenlandia, territorio autonomo sotto sovranità danese, la sicurezza è in realtà garantita anche attraverso accordi internazionali e la presenza indiretta di alleati occidentali.
Secondo alcuni analisti, tuttavia, la Groenlandia rappresenterebbe soprattutto una “cortina fumogena” nel discorso trumpiano. L’attenzione mediatica sull’Artico potrebbe infatti nascondere obiettivi strategici differenti. Tra le ipotesi più ricorrenti emerge quella di un possibile spostamento del focus verso Cuba o, in alternativa, verso l’Iran, qualora la situazione mediorientale evolvesse in linea con gli interessi statunitensi.
Al momento, spiegano fonti vicine all’analisi geopolitica, l’ipotesi iraniana appare la più probabile. Le dichiarazioni di Trump, ancora una volta, sembrano quindi inserirsi in una strategia comunicativa fatta di provocazioni e messaggi muscolari, capaci di catalizzare l’attenzione ma anche di alimentare nuove tensioni sullo scacchiere internazionale.











