di Giuseppe Gagliano –
La decisione dell’Ufficio del procuratore generale di incriminare il presidente Bernardo Arévalo per corruzione segna un nuovo e delicatissimo capitolo nella crisi politica del Guatemala. L’accusa riguarda un contratto da quasi un miliardo di dollari stipulato con United Nations Office for Project Services (UNOPS) per la fornitura di materiale medico, firmato nell’aprile 2024 senza l’approvazione parlamentare. Secondo il procuratore Rafael Curruchiche, l’ordine di procedere sarebbe arrivato direttamente dal presidente e da suo fratello, rappresentante dell’UNOPS a Roma.
L’inchiesta è solo l’ultima di una lunga serie di procedimenti giudiziari che vedono contrapposti il capo dello Stato e la procuratrice generale Consuelo Porras, già sanzionata da Stati Uniti e Unione Europea per condotta antidemocratica e corruzione. Da quando Arévalo ha assunto la presidenza nel gennaio 2024, accusa apertamente Porras e Curruchiche di usare la magistratura come strumento di delegittimazione politica. Il presidente aveva già denunciato un tentativo di “colpo di Stato giudiziario” volto a impedirgli di insediarsi nonostante la vittoria elettorale.
La situazione evidenzia un sistema istituzionale bloccato: Porras, pur isolata sul piano internazionale, resta al suo posto grazie alle norme che garantiscono l’indipendenza della Procura generale fino al 2026. Questo impedisce all’esecutivo di intervenire, mantenendo aperta una frattura istituzionale tra potere politico e potere giudiziario. Mentre un giudice ha emesso un mandato d’arresto per l’ex ministro della Salute e la procura chiede la revoca dell’immunità per l’attuale ministro, l’amministrazione Arévalo denuncia un uso selettivo della legge per minare la stabilità governativa.
La vicenda non è solo interna. L’UNOPS è un’agenzia strategica per i programmi di cooperazione internazionale, e l’accusa tocca un nervo scoperto nei rapporti tra Guatemala e United Nations. Inoltre, numerosi attori internazionali – tra cui Organization of American States, ONU, United States Department of State e European Union – hanno espresso forte preoccupazione per l’uso politico della giustizia. Il rischio è che la crisi istituzionale comprometta i programmi di cooperazione economica e sanitaria nel Paese, già duramente colpito da instabilità politica e corruzione endemica.
L’offensiva giudiziaria alimenta la polarizzazione sociale e politica. Da un lato, settori conservatori e apparati giudiziari legati a vecchie reti di potere cercano di indebolire un presidente percepito come riformista; dall’altro, la società civile e gli osservatori internazionali temono una regressione democratica. L’esistenza di 24 procedimenti aperti contro funzionari dell’esecutivo evidenzia una strategia di pressione sistematica, che potrebbe paralizzare la macchina statale e compromettere la capacità di governo.
Il caso guatemalteco si inserisce in un quadro più ampio di fragilità istituzionale in America Latina, dove in diversi Paesi le procure generali sono diventate strumenti di scontro politico. La reazione dei partner internazionali — dagli Stati Uniti all’Europa — segnala che Washington e Bruxelles considerano la vicenda un test importante per la credibilità democratica del Paese e per la stabilità della regione centroamericana.




