di Giuseppe Gagliano –
La contesa sull’isola di Sarstoun riporta in primo piano una delle dispute territoriali più longeve dell’America Centrale. Il presidente guatemalteco Bernardo Arevalo ha denunciato le incursioni delle Forze di Difesa del Belize sul fiume Sarstoun, definendole un rischio per la popolazione civile e ribadendo che la sovranità guatemalteca resta non negoziabile. La questione affonda le radici nel XIX secolo: il Trattato del 1859, firmato tra Guatemala e Gran Bretagna, stabilì i confini del Belize, ma Città del Guatemala non ha mai accettato pienamente l’interpretazione che assegnava al vicino parte del territorio conteso.
Nonostante il tono fermo, il governo guatemalteco continua a privilegiare una soluzione legale e pacifica, come dimostra il ricorso congiunto alla Corte Internazionale di Giustizia. Nel 2018 un referendum nazionale ha conferito mandato a procedere per via giudiziaria, seguito nel 2019 dall’adesione del Belize allo stesso percorso. Entrambi i Paesi hanno presentato le proprie argomentazioni scritte e si preparano ora alle udienze orali. È un passaggio importante: raramente in America Latina le dispute di confine vengono portate su un terreno così formale e multilaterale, segno di un approccio più maturo alle tensioni regionali.
Da un lato il Guatemala rivendica circa 11.000 chilometri quadrati, quasi metà del territorio beliziano, sostenendo che l’isola di Sarstoun rientri in quest’area. Dall’altro il Belize respinge con forza ogni pretesa, citando il Trattato del 1859 come garanzia legale della propria sovranità e ricordando che lo stesso accordo prevede la libera navigazione delle acque del fiume. Le autorità beliziane accusano Città del Guatemala di voler riscrivere la storia e di diffondere una “narrazione alternativa” per giustificare la presenza di proprie unità nell’area.
La frontiera tra Guatemala e Belize è rimasta negli ultimi anni una zona di tensione, ma senza degenerare in conflitto aperto. La strategia di Arevalo punta a mantenere il controllo e prevenire un’escalation, evitando incidenti che possano sfociare in scontri armati. Gli episodi recenti, tuttavia, mostrano quanto fragile sia l’equilibrio: basta una pattuglia che attraversa il fiume per alimentare tensioni diplomatiche e mobilitare le opinioni pubbliche di entrambi i Paesi.
La disputa su Sarstoun non è solo una questione bilaterale. In un contesto centroamericano segnato da migrazioni di massa, criminalità organizzata e instabilità politica, ogni frizione territoriale può diventare un detonatore di crisi. Per la comunità internazionale, la risoluzione del caso alla CIG rappresenta un banco di prova sulla capacità dell’America Centrale di consolidare meccanismi di risoluzione pacifica dei conflitti. Una sentenza chiara potrebbe non solo stabilire chi ha ragione sul piano giuridico, ma anche costituire un precedente utile per altri contenziosi di confine nella regione.
Il governo guatemalteco ha promesso trasparenza verso i cittadini, informandoli di ogni passo intrapreso. Il Belize, da parte sua, insiste sulla validità del confine tracciato in epoca coloniale e invita al rispetto del diritto internazionale. In entrambi i Paesi, la sfida sarà trasformare questa disputa in un’occasione per rafforzare la cooperazione di frontiera, piuttosto che alimentare rivalità storiche che rischiano di degenerare.




