di Marco Paganelli –

Segnali contrastanti a livello internazionale. L’accordo “Cieli Aperti”, che mira a creare un clima di fiducia tra gli stati, ha portato recentemente alcuni jet russi a sorvolare con le dovute autorizzazioni lo spazio aereo degli Stati Uniti, ma il clima generale non consente di parlare di una distensione.

L’economia russa è in crescente difficoltà a causa dell’elevata inflazione, del calo dei prezzi del petrolio e delle sanzioni occidentali, che per altro la Casa Bianca ha dichiarato ultimamente di non volere intensificare, in seguito alla crisi ucraina (il cessate-il-fuoco tra governo e ribelli, pur non essendo completamente rispettato, sembra tenere anche grazie all’accordo sul gas e sul carbone stipulato tra Mosca e Kiev).

Il nervosismo di Vladimir Putin sta emergendo però tramite i voli, per lo più nello spazio internazionale, che secondo molti paesi europei minacciano i traffici locali (l’Estonia ha riferito che alcuni bombardieri del Cremlino sono entrati recentemente nei suoi cieli) e l’avvio delle esercitazioni della sua Marina militare nel Canale della Manica; la Polonia ha denunciato ultimamente “un livello di attività navale e dell’aeronautica russa senza precedenti”.

Il governo degli Stati Uniti, tramite il sottosegretario di Stato per la sicurezza internazionale Rose Goettemoeller, ha espresso la preoccupazione che alcune armi nucleari possano essere trasferite in Crimea (il Pentagono, al momento, ha dichiarato pubblicamente di non avere prova di ciò) e che il suo paese è pronto ad applicare misure di carattere diplomatico, economico e militare per convincere Mosca a non violare il trattato finalizzato ad eliminare i missili di corta e di media gittata.

Un funzionario Usa ha detto che il suo paese sta valutando di dislocare alcuni missili nucleari da crociera in Europa ritirati nel 1987 in virtù di quel documento se la Russia non lo rispetterà.

L’agenzia di stampa “Interfax” ha riferito che il Cremlino sta preparando nuove indicazioni per chiarire le circostanze in cui possono essere utilizzate le “forze nucleari strategiche” dal cielo, dal mare e da terra in caso di minaccia alla sovranità e all’integrità territoriale della Federazione Russa.

Lo scenario geopolitico appena delineato è appesantito dall’approvazione dello scorso 4 dicembre di una risoluzione della Camera dei Rappresentati del Congresso Usa, con 410 voti favorevoli e solo 10 contrari, che ha chiesto al capo della Casa Bianco Barack Obama di “esaminare” la “prontezza” e la “responsabilità” delle sue forze armate, ma anche di quelle degli alleati della Nato, per sapere se “siano sufficienti” al fine di “soddisfare gli obblighi della difesa collettiva ai sensi dell’articolo 5 del Trattato del Nord Atlantico”.

La norma così impostata è stata interpretata, da alcuni analisti, come un incentivo a integrare velocemente l’Ucraina in seno all’Alleanza Atlantica (consentendo inoltre la Casa Bianca a distribuire “armi letali e non letali” ai soldati di Poroshenko insieme all’invio di istruttori americani) e una conseguente autorizzazione a Obama a dichiarare guerra contro la Russia senza ulteriori passaggi parlamentari (a patto che questo provvedimento non sia respinto dal Senato e dal potere di veto dello stesso Comandante in Capo dell’esercito più potente al mondo).

Il documento ha accusato il Cremlino pure di “raccogliere illegalmente informazioni sul Governo degli Stati Uniti” e di rappresentare una minaccia per la Georgia e altri paesi limitrofi.

La Nato sta rafforzando i dispositivi difensivi dei suoi membri orientali confinanti con la Russia e ciò viene visto da Mosca come un pericolo da fronteggiare in modo adeguato.