di Giuseppe Gagliano –
Sembra ormai certo il coinvolgimento di informatori statunitensi nell’assassinio del presidente haitiano Jovenel Moïse, cosa che rappresenta un esempio significativo di intrecci geopolitici complessi, mostrando come le operazioni segrete possano essere collegate a interessi nazionali e dinamiche di potere globali. Walter Veintemilla, un imprenditore della Florida, è accusato di aver finanziato il piano per eliminare Moïse il 7 luglio 2021, sollevando interrogativi inquietanti riguardo alla consapevolezza e al possibile coinvolgimento delle agenzie di intelligence degli Stati Uniti.
L’uso di informatori, alcuni dei quali legati a precedenti operazioni in altri Paesi come la Bolivia, suggerisce l’esistenza di una rete intricata che opera oltre i confini nazionali, spesso con obiettivi non chiari o controversi. Una figura chiave in questa vicenda è “J.C.”, un avvocato ecuadoriano che vive in Bolivia, indivuduato come consulente legale di Veintemilla. Questo potrebbe indicare un collegamento diretto tra i piani di cambiamento di regime e le strutture di potere statunitensi, sottolineando l’influenza continua degli Stati Uniti nelle questioni politiche dell’America Latina.
Nonostante le prove suggeriscano che le autorità statunitensi fossero a conoscenza degli eventi in anticipo, la loro risposta è stata caratterizzata da ritardi e da una certa riluttanza a rivelare informazioni complete. Questo comportamento ambiguo potrebbe essere visto come un tentativo di proteggere fonti sensibili e di evitare scandali diplomatici, ma solleva anche questioni serie sull’efficacia della governance e sulla trasparenza nelle relazioni internazionali.
Questa vicenda mette in evidenza come il controllo delle informazioni e delle narrazioni sia essenziale nelle moderne strategie geopolitiche, dove le operazioni sul campo sono spesso accompagnate da una gestione attenta della percezione pubblica e delle relazioni diplomatiche.




