di Giuseppe Gagliano –
Ad Haiti 1.408 persone sono state uccise e altre 656 ferite tra aprile e giugno 2026, mentre le operazioni delle forze di sicurezza non sono riuscite a fermare l’espansione delle bande armate, che continuano a controllare quartieri, strade e infrastrutture strategiche. Il numero delle vittime è diminuito del 14 per cento rispetto al trimestre precedente, ma la violenza si è progressivamente spostata verso nuove aree del Paese.
Più della metà delle vittime viene attribuita alle organizzazioni criminali, circa il 40 per cento alle operazioni delle forze di sicurezza e il restante 5 per cento a gruppi di autodifesa e azioni di giustizia popolare. Almeno 95 persone colpite durante le operazioni governative non avrebbero avuto legami con le bande e, secondo le Nazioni Unite, non risultano indicazioni sull’apertura di indagini ufficiali.
Particolarmente grave rimane la situazione nella pianura di Cul de Sac e a Cité Soleil, dove sono state registrate 463 vittime e oltre 18mila persone hanno abbandonato le proprie abitazioni. Il controllo di queste zone permette alle bande di esercitare pressione sulle vie di accesso al porto commerciale di Port au Prince e al terminale petrolifero di Varreux, infrastrutture fondamentali per l’approvvigionamento del Paese.
Le operazioni delle forze di sicurezza hanno ridotto la presenza criminale in alcune zone della capitale, tra cui Delmas e Tabarre, senza però eliminare i gruppi armati. Le bande hanno invece trasferito parte delle proprie attività verso territori meno protetti. Nell’Artibonite sono aumentati gli attacchi contro abitanti e agricoltori, mentre nel Sud la banda Village de Dieu ha esteso le proprie incursioni verso Seguin e lungo le vie di collegamento con il porto di Marigot.
La violenza viene utilizzata anche per terrorizzare le comunità. A Kenscoff sono state uccise 47 persone, 22 delle quali all’interno di una chiesa, dimostrando la capacità delle organizzazioni criminali di colpire anche luoghi tradizionalmente considerati sicuri.
Parallelamente, le autorità haitiane hanno intensificato l’impiego di velivoli senza pilota carichi di esplosivo. Secondo un rapporto delle Nazioni Unite, nelle operazioni sarebbe coinvolta Vectus Global, società fondata da Erik Prince, già fondatore di Blackwater, nell’ambito di una collaborazione avviata nel 2025. L’impiego di personale e tecnologie private solleva interrogativi sulla catena di comando, sull’individuazione degli obiettivi e sulle responsabilità in caso di vittime civili.
Le bande continuano intanto a finanziarsi attraverso rapimenti, estorsioni, traffico di armi, controllo delle infrastrutture e imposizione di tasse clandestine. La riconquista militare dei quartieri, senza il contemporaneo ripristino di servizi pubblici, scuole, tribunali, trasporti e attività economiche, rischia quindi di produrre risultati soltanto temporanei.
La crisi assume anche una crescente dimensione regionale. Il collasso delle istituzioni haitiane può favorire nuovi flussi migratori verso gli Stati Uniti, aumentare i traffici illegali nei Caraibi e accrescere le tensioni con la Repubblica Dominicana, che ha rafforzato il controllo della frontiera.
Washington e gli altri partner internazionali continuano a sostenere missioni di sicurezza e forze locali, evitando tuttavia un coinvolgimento militare diretto su vasta scala. Il problema resta la capacità dello Stato haitiano di trasformare eventuali successi militari in controllo politico e amministrativo del territorio. Le bande non hanno infatti bisogno di conquistare formalmente le istituzioni: il controllo di porti, carburante, strade e quartieri garantisce loro già una parte sostanziale del potere effettivo nel Paese.




