di Giovanni Caprara

La capacità di comando e controllo del Califfato è talmente efficacie da rendere vani i tentativi della Coalizione di restituire alla libertà gli ostaggi catturati dall’Isis. I Navy Seals hanno dovuto accusare due nuovi fallimenti, che sono costati la vita del pilota giordano abbattuto con il suo F-16. I blitz, avvenuti a circa 20 chilometri dal centro di Raqqa, erano parte di un’operazione complessa, dove le forze aeree della Coalizione hanno effettuato 7 raid aerei come diversivo. Nel mentre si svolgevano le incursioni dei cacciabombardieri, due elicotteri hanno tentato di infiltrare due squadre di incursori per recuperare prigionieri a Rumelia, una zona ad est di Raqqa. L’operazione sarebbe fallita in quanto i carcerieri jihadisti a guardia degli ostaggi, dopo aver rilevato i velivoli in avvicinamento, li avrebbero costretti a riprendere quota sotto il pesante fuoco delle mitragliatrici. Il secondo tentativo, è fallito nella campagna di Raqqa, più esattamente nella zona di Alekershi.

È ipotizzabile che la mancata esfiltrazione e la conseguente uccisione degli ostaggi, possano ingenerare effetti negativi geopolitici tali da destabilizzare l’area e la Coalizione. Infatti le autorità giordane erano in trattativa con i rapitori per la liberazione del tenente Muahd Kassasbeh, ma le richieste dei jihadisti includevano l’uscita di Amman dalla Coalizione, oltre alla liberazione di alcuni terroristi dalle carceri giordane.

Un’ipotesi inammissibile per gli Usa, in quanto diversi reparti e molti velivoli della Coalizione sono basati in Giordania, ma questa ingerenza nella trattativa potrebbe comunque agevolare il processo di uscita dei giordani, ed altri paesi sunniti potrebbero seguirne l’esempio, tramutandolo in un effetto domino a favore del Califfato. Se tale scenario non si verificherà, aver interrotto le trattative in corso tra Amman e l’Isis, sembra mediate da capi tribù della provincia irachena di al-Anbar, renderà sicuramente più complicati i rapporti tra statunitensi e giordani.

L’indebolimento della Coalizione cambierebbe gli equilibri regionali, anche se non sembra ipotizzabile un simile scenario, in quanto i sunniti non sono in grado di fronteggiare il Califfato senza il supporto occidentale. Infatti l’Isis minaccia anche l’Arabia Saudita e la Giordania (paesi ove vi è la presenza di correnti radicali e da cui provengono numerosi jihadisti che si sono uniti al Califfato), più degli Usa stessi. In tale contesto da un lato la monarchia saudita è prudente, perché non desidera favorire l’impressione di partecipare a una guerra fra sunniti, dall’altro i giordani tendono a mantenere il loro status di nazione moderata e filo-occidentale. Tradizionalmente, le relazioni diplomatiche fra Amman e Washington, sono sempre state amichevoli e collaborative, tant’è che la Giordania ha già schierato migliaia di uomini ai confini con la Siria ed ospita almeno mille militari statunitensi. L’Arabia Saudita invece evoca la leadership politica nella lotta anti Isis ed è attiva nell’addestramento dei ribelli siriani; per tali motivi è contro i sauditi wahabisti e dunque interpreti dell’Islam sunnita più intransigente. Per cui i jihadisti, che per via dei bombardamenti in Siria hanno accusato i giordani e i sauditi di tradimento, hanno scagliato le loro minacce

Le condizioni per eliminare dall’Iraq la minaccia del Califfato passano per i peshmerga curdi e ciò che resta dell’esercito iracheno, ma in Siria è molto più difficile, poiché vi operano le formazioni regolari di Bashar al-Assad, i gruppi di Hezbollah e le milizie sciite, con i quali la coalizione non ha forme di collaborazione. Inoltre l’opposizione moderata siriana è molto debole, pertanto, l’unica opzione praticabile richiede l’invio via terra delle forze speciali statunitensi e la costruzione di una vera grande coalizione con arabi, europei ed iraniani, i quali sono già attivi in Iraq ed in parte anche in Siria, per fondare da subito la forza internazionale che dovrà presidiare il territorio dopo la distruzione dell’Isis. In questo la Giordania ha la percezione di essere indispensabile come base logistica. Il premio finale potrebbe essere quello di assurgere a potenza regionale.