di C. Alessandro Mauceri

Nelle scorse settimane sono circolate voci circa un possibile intervento militare in Libia. In molti hanno avanzato proposte poco realizzabili per risolvere il problema dei flussi di migranti e della gestione di quelli che arrivano sulle coste italiane.

Due cose, però, entrambe molti importanti, non sono state dette. La prima è che la concessione di accettare eventualmente parte dei migranti riguarderebbe solo i “richiedenti asilo” eritrei e siriani. E dato che, secondo i dati ufficiali del Viminale, a presentare richiesta sono solo un a minima parte dei migranti e che la maggior parte delle richieste viene respinta, i “richiedenti asilo” che potrebbero essere suddivisi nei vari paesi europei sarebbero una parte infinitesima di quelli che sbarcano in Italia.

Tutti gli altri resterebbero in Italia e continuerebbero ad essere semplici “immigrati clandestini”, come è stato fino ad ora.

Inoltre sul sito di Julian Assange, Wikileaks, è stato diffuso un documento relativo ad una riunione dei ministri della Difesa dei paesi dell’Unione europea, svoltasi a Bruxelles l’11 maggio scorso.

Accanto al documento Wikileaks ha commentato che “l’Unione Europea schiererà la forza militare contro infrastrutture civili in Libia per fermare il flusso di migranti. Dati i passati attacchi in Libia da parte di varie paesi europei appartenenti alla Nato e date le provate riserve di petrolio della Libia, il piano può portare ad altro impegno militare in Libia”.

Un intervento militare (come al solito, chiamarlo azione di pace o forza di polizia internazionale, non cambia l’essenza delle cose) che nessuno ha approvato: né nei vari paesi dell’Unione, né in Commissione europea, né al Parlamento europeo. Una decisione, secondo quanto riportato nel documento, giustificata dalla “potenziale presenza di forze ostili, estremisti o terroristi quali quelli dell’Isis, e la minaccia posta dalla sola gestione di grandi numeri di migranti”. “L’Eumc (Comitato Militare dell’Unione Europea, n.d.r.) riconosce che non c’è abbastanza tempo per sviluppare ed ottenere l’approvazione del Consiglio di opzioni militari strategiche. Pertanto, l’Eumc determina che un robusto Imd è necessario per affrontare ulteriormente le questioni individuate nel presente parere militare”.

L’intervento della durata di (almeno) un anno prevede azioni “contro le reti e le infrastrutture di trasporto dei profughi nel Mediterraneo” e la “distruzione di imbarcazioni ancorate e di operazioni dentro i confini territoriali libici”. Nel documento si parla anche di una prima fase che dovrebbe portare a “una sufficiente comprensione dei modelli di business di traffico degli esseri umani, dei finanziamenti, delle rotte, dei punti di imbarco, delle capacità e delle identità, in modo che le operazioni di interdizione possano avere inizio con la più alta probabilità di successo e il minimo rischio”.

È sorprendente che il documento sottoscritto a Bruxelles preveda anche una strategia da adottare nel campo dell’informazione dato “il rischio per la reputazione dell’Ue in caso di qualsiasi trasgressione percepita dall’opinione pubblica a causa di eventuali incomprensioni riguardanti compiti e obiettivi” della missione, o nel caso di eventuali “perdite di vite umane attribuite, correttamente o meno, all’intervento o all’inazione della forza europea” (punti 38 e 39 del documento).

Nei giorni scorsi a Bruxelles qualcuno ha quindi deciso di scendere in guerra senza che ciò sia stato deciso né dagli organi politici preposti né tanto meno dagli europei.

Sempre che, ovviamente, i documenti resi pubblici da Assange siano autentici. E finora nessuno ha pubblicato alcuna smentita.