di Emanuel Garavello –

La Procura di Istanbul ha chiesto la condanna all’ergastolo per il direttore e il caporedattore del quotidiano di opposizione laica Cumhuriyet. Can Dundar ed Erdem Gul sono accusati di aver rivelato segreti di stato in seguito alla pubblicazione di un’inchiesta che fornirebbe le prove di un presunto traffico di armi tra il governo turco e la Siria. Prima di dare inizio al processo, il tribunale dovrà approvare la richiesta della Procura.

Nell’imputazione resa pubblica ieri la Procura chiede la condanna a due ergastoli e 30 anni di reclusione per ciascun giornalista. Una linea dura di solito riservata per i crimini più violenti, come l’omicidio. Tale accusa, oltre a far riflettere sullo stato della libertà d’espressione in Turchia, ha sollevato le critiche della comunità internazionale. “Siamo assolutamente sicuri che Can Dundar ed Erdem Gul, nel pubblicare l’inchiesta, stavano semplicemente svolgendo il loro lavoro di giornalisti” ha commentato la rappresentante turca di Human Rights Watch, Emma Sinclair Webb.

Anche il Vice-Presidente USA, Joe Biden, ha sottolineato come il trattamento “non sia il giusto esempio che deve essere dato”.

Delegati di organizzazioni come l’International Press Institute (Ipi), il Comitato per la Protezione dei Giornalisti (Cpj) e Reporter Senza Frontiere (Rsf) hanno dimostrato la loro solidarietà a Dundar e Gul all’esterno del carcere di Istanbul. Le autorità turche non hanno permesso ai rappresentanti di entrare per far visita ai due giornalisti.

Can Dundar ed Erdem Gul sono stati arrestati il 26 novembre scorso. Dopo 40 giorni di isolamento, sono stati trasferiti entrambi nel carcere Silivri a Istanbul. Pochi mesi prima, il quotidiano Cumhuriyet aveva pubblicato un’inchiesta in cui venivano mostrate alcune foto che dimostrerebbero un consistente scambio di armi alla frontiera tra la Turchia e la Siria. Le foto erano state scattate nel gennaio 2014 da alcuni militari addetti al controllo alle frontiere, e ritraggono un convoglio di camion scortato dai servizi dell’intelligence turca (Mit). Il governo smentì le accuse, sottolineando che i camion non contenessero armi ma piuttosto “aiuti umanitari”. I militari autori delle foto sono stati a loro volta incriminati di spionaggio.

Il governo di Erdogan è stato più volte accusato di fornire armamenti ai gruppi jihadisti attivi in Siria e di lasciare aperte sul proprio territorio le “autostrade della jihad”. Le rivelazioni misero in forte imbarazzo il presidente Recep Tayyp Erdogan, che commentò l’accaduto con una minaccia: “E’ un segreto di stato. Chi ha scritto quest’articolo la pagherà cara”.

Le accuse di oggi dimostrano l’intenzione del presidente turco di voler mantenere la parola data. Secondo la Procura, Dundar e Gul sono incriminati per aver “ottenuto e rivelato segreti di stato ai fini di spionaggio”, con l’intento di rovesciare in modo violento il governo di Ankara, nonché di far parte di una “organizzazione terroristica armata”.

Can Dundar, oggi al suo sessantatreesimo giorno di carcere secondo Cumhuriyet, non ha smesso di scrivere per il suo giornale. Nel suo ultimo editoriale attacca Erdogan di voler sopprimere a tutti i costi i dissidenti, censurando qualsiasi critica alla sua politica.

“Solo al ‘capo’ è permesso parlare, tutti dovrebbero lodarlo e non una singola obiezione dovrebbe essere sollevata”, scrive. “Anche se dovessimo pagare il prezzo più duro, noi continueremo a dire e scrivere la verità”.

27 novembre 2015: proteste per l’arresto di Can Dundar ed Erdem Gul.