di Guido Keller –
Nell’offensiva lanciata giovedì scorso dai jihadisti dello Stato Islamico in Siria e in Iraq oggi è stato preso il centro di Ramadi, città situata a 110 km. ad ovest di Baghdad, situata sull’Eufrate e capoluogo della regione dell’al-Anbar.
Già lo scorso 17 aprile i miliziani di Abu Bakr al-Baghdadi avevano preso il controllo dei villaggi periferici di Abu Ghanim, Abu Suda, al-Sufiya e Abu Mahal, difesi inutilmente dalle milizie tribali sunnite alleate di Baghdad, e si erano addentrati in alcuni quartieri della città, dove però avevano incontrato la strenua difesa del generale Amir al-Khazraji, vicecomandante delle forze della provincia.
Lo stesso ufficiale aveva più volte lanciato appelli chiedendo rinforzi in quanto la stabilizzazione della città sarebbe stata necessaria per l’avvio della maxi-operazione di contrasto ai jihadisti data come ormai prossima.
I rinforzi non sono tuttavia arrivati ed oggi le autorità irachene hanno costatato che “Verso le 14.00 (12.00 in Italia) i jihadisti hanno preso sotto controllo il complesso governativo di Ramadi ed issato la bandiera nera dell’Isis”.
Sei autobombe hanno ucciso almeno 10 poliziotti in attacchi simultanei contro il principale complesso governativo della città, che ospita un commissariato di polizia e l’ufficio del governatore. Diverse fonti parlano di almeno 50 uomini della sicurezza presi in ostaggio e di numerosi civili in fuga, scappati abbandonando le auto in strada. Anche il quartiere centrale di Albu Eluan è caduto.
In mattinata vi sono stati pesanti combattimenti nell’area ad est di Fallujah, città caduta già nel gennaio 2014 nella quasi totale indifferenza di Baghdad, per cui ora i jihadisti controllano quasi tutta la regione di al-Anbar, la più grande del paese, confinante con la Siria, la Giordania e l’Arabia Saudita.
Nonostante le sconfitte riportate a Tikrit e a Kobane ed i raid della coalizione internazionale, i jihadisti stanno dimostrando di essere in grado di tenere in pugno la situazione, segno che continuano a reperire energie, uomini e sostegno o, per dirla in soldoni, che vi sono ancora paesi che acquistano il petrolio venduto dall’Isis, che vendono armi e che garantiscono flussi di uomini e di risorse economiche.

