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Le forze irachene sono riuscite a prendere la città di Hit, sull’Eufrate, a nord-ovest di Ramadi e a 140 chilometri da Baghdad: importante per i pozzi petroliferi, la città è caduta nelle mani dell’Isis nell’ottobre 2014, quando molti dei 106mila abitanti erano fuggiti per evitare gli scontri. Come in molti altri casi, nella città vi sono stati abitanti che hanno volontariamente aderito all’Isis quale alternativa allo sgangherato governo di Baghdad, e si è calcolato che in almeno 20mila erano a Hit prima delle operazioni lanciate giovedì scorso dai militari governativi, supportati dai raid aerei della coalizione internazionale.

La presa di Hit è essenziale per tagliare ulteriormente le linee dei rifornimenti dell’Isis tra la Siria e l’Iraq, come pure di congiungere le truppe regolari di terra presenti nella parte occidentale e settentrionale dell’Iraq, in vista dell’offensiva su Mosul.

Oggi è anche girata la notizia, diffusa dal quotidiano on line curdo-iracheno Rudaw, che proprio nell’area di Mosul sarebbe stato ucciso Abdel Aziz Hasan, alias Jasim Khadija, considerato l’esperto di missili e mortai dell’Isis in Iraq.

Sul fronte siriano c’è da registrare il ritrovamento dell’ennesima fossa comune con i corpi di militari, funzionari e loro famigliari trucidati dall’Isis: la macabra scoperta è stata fatta nella parte settentrionale di Palmira, liberata dai militari siriani una settimana fa. La fossa conteneva 42 corpi di persone di ogni età, alcune decapitate, altre uccise con un colpo alla testa. Tra loro 18 militari siriani che avevano difeso Palmira all’arrivo dell’Isis.