di Enrico Oliari –
Colpo di scena ad Ekaterinburg, sugli Urali, dove è in corso il vertice Russia-Ue: il presidente russo, Vladimir Putin, ha fatto sapere che l’accordo per il trasferimento dei sistemi di difesa aerea avanzati S-300 alla Siria non è ancora stato attuato. Vengono smentite così le dichiarazioni del presidente siriano Bashart al-Assad, secondo le quali i missili erano già giunti a Damasco, mentre la notizia suonerà di certo come musica alle orecchie del premier israeliano, Benjamin Netanyahu, il quale era stato nei giorni scorsi a Sochi nel tentativo di scongiurare la commessa, ma che era tornato a Tel Aviv con un ‘sovietico’ “si tratta di contratti precedenti al conflitto”.
La questione siriana è uno degli elementi di discordia fra l’unione europea e la Russia, che sul sostegno al regime di Bashar al-Assad non vuol cedere, sia perché acquirente di armi, sia perché Mosca possiede a Tartus, in Siria, una cospicua base militare, la unica in un panorama che va dal Marocco al Kirghizistan (con esclusione dell’Iran) che ospita basi statunitensi.
Putin si è così distinto agli occhi dei rappresentanti dell’Unione europea come un freddo calcolatore, che, pur non avendo consegnato i famigerati missili antiaerei, ha rimproverato la decisione dei ministri degli Esteri dell’Unione europea di cessare, sotto pressione di Francia e Gran Bretagna, l’embargo e quindi di avviare la vendita di armi agli insorti.
Il presidente Putin, che ha parlato di una Russia “frustrata” per la decisione degli europei, ha denunciato che “l’assenza di buona volontà e di una piattaforma condivisa da parte dell’opposizione danneggia la proposta di una conferenza internazionale”. Ha quindi spiegato che “L’S-300 è uno dei sistemi di difesa anti aerea migliori al mondo. E’ un sistema molto serio. Non vogliamo alterare l’equilibrio delle forze nella regione. Il contratto con la Siria è stato firmato diversi anni fa. Non è ancora stato attuato”.

