di Saber Yakoubi

E’ risaputo che i paesi del Golfo hanno dichiarato guerra ai nuovi governi islamici dei paesi liberati dalle dittature: il golpe in Egitto, ad esempio, non sarebbe potuto succedere senza il sostegno e la regia dell’Arabia Saudita, del Kuwait e degli Emirati Arabi Uniti.

Queste monarchie stanno cercando di continuare la loro opera anche in Tunisia, tesi questa che si è rafforzata dopo che pochi giorni fa, in un lussuoso albergo di Tunisi, sono stati arrestati due cittadini degli Emirati Arabi Uniti, i quali erano in possesso di molto denaro liquido e di molta documentazione definita dagli inquirenti “importante”; con loro erano due membri del movimento Tamarrod (versione tunisina di quello egiziano), che sta guidando le manifestazioni per far cadere la cosiddetta “Troika tunisina”, ovvero la maggioranza di governo.

Certamente nessuno si aspettava che l’ex presidente della Tunisia, Ben Alì, il quale si è rifugiato proprio in Arabia Saudita, venisse nominato dal Segretario generale della sicurezza nazionale saudita Bandar Ibn Soltan e nipote del re al ruolo di alto consigliere nei Servizi segreti sauditi. Si ritiene quindi che l’ex dittatore tunisino sia stato inserito in una cellula ideata proprio per contribuire a far cadere i governi filo-islamici che seguono il pensiero di Hassan al-Banna, fondatore nel 1928 dei Fratelli Musulmani in Egitto, una scuola alla quale appartengono Ennahda, il partito di maggioranza in Tunisia, Hamas in Palestina, Fis in Algeria, il premier del Marocco Adellillah Benkirane ed Erdogan in Turchia. Tale dottrina è proibitissima nei paesi del Golfo e coloro che se ne sono fatti interpreti sono stati uccisi o rinchiusi nelle carceri.

Il quotidiano francese on line Maghreb Intelligence ha osservato che la scelta di coinvolgere Ben Ali è stata motivata dalla sua esperienza nella lotta contro i movimenti islamisti, frutto di un’esperienza di 23 anni in questo senso.

L’emiro saudita Bandar è stato ambasciatore di Riad presso gli Stati Uniti dal 1983 al 2005 ed è persona che gode della fiducia di Washington: è risaputo essere stato uno degli artefici degli attriti fra l’Arabia Saudita ed il Qatar per il fatto che quest’ultimo ha contribuito in modo fondamentale al sostegno delle Primavere arabe ed ha definito proprio su al-Jazeera il Qatar un paese dalle 300 persone ed una tv: ha il compito anche di coordinare gli aiuti ai ribelli siriani, cosa riportata dal Wall Street Journal.