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Nel mercato locale i prodotti di abbigliamento venduti hanno due principali sfere di provenienze: una cinese e l’altra europea/nordamericana.
Questi ultimi sono caratterizzati dalla certezza di essere di buona qualità e di costare molto meno di quanto costerebbero se fossero nuovi, essendo di seconda mano. Si tratta, però, di vestiti che non dovrebbero costare nulla ai cittadini africani: sono abiti usati, buttati nei cassonetti o donati ad associazioni umanitarie che invece di prendersene carico direttamente per lo smistamento e l’invio ai destinatari li cedono, a cifre irrisorie, ad organizzazioni commerciali di abiti usati. Il governo keniota, tuttavia, li acquista e poi li distribuisce, dietro compenso, ai commercianti locali che a loro volta li rivendono ad una popolazione che vive in uno stato di perenne povertà.
La fornitura di abiti usati permette però di non dover acquistare prodotti provenienti dal mercato cinese, ritenuto dai kenioti di scarsa qualità.

