di Shorsh Surme –
Il 2026 non sembra essere un anno ordinario. Le sue fasi iniziali sono segnate da sconvolgimenti politici, economici e militari. Se il 2025 è stato descritto come un periodo di grandi trasformazioni, quest’anno appare piuttosto come una fase di profonde battute d’arresto. La prima, e forse la più significativa, è l’erosione dei principi fondamentali del diritto internazionale.
La politica internazionale sta tornando alla sua definizione più cruda, cioè il potere inteso nel suo significato tradizionale ma anche nelle sue dimensioni digitale e finanziaria. I governi parleranno sempre meno di valori condivisi e di protezione della democrazia nei seminari e nei discorsi ufficiali dei ministri degli Esteri. Il 2026 sarà segnato soprattutto dalla questione della deterrenza, dalla corsa a impadronirsi di risorse essenziali, anche attraverso forme moderne di pirateria, e dalla protezione di ciò che oggi viene definito infrastruttura dei dati.
Questa volta, però, il Medio Oriente non sarà l’unica vittima, sebbene continui a sopportare il peso maggiore delle proprie crisi. Anche l’Europa si troverà ad affrontare una prova estremamente difficile. L’equazione tra prosperità economica e ombrello di sicurezza americano non potrà reggere a lungo, se mai ci riuscirà. Il continente dovrà confrontarsi con la guerra in Ucraina adottando una strategia diversa, che potrebbe renderlo parte più diretta del conflitto. La pace non arriverà senza un costo ed è sempre meno probabile che la protezione americana resti gratuita.
La trasformazione più profonda, tuttavia, potrebbe non provenire dai carri armati, ma dal cloud in cui oggi tutto è archiviato, cioè lo spazio digitale dove vengono conservati ed elaborati i dati. Quando poche aziende controllano la maggior parte dell’archiviazione e dell’elaborazione delle informazioni, lo Stato moderno diventa vulnerabile in un modo nuovo. Le istituzioni conservano dati sensibili in un’infrastruttura invisibile, che può interrompersi in caso di guasti o crisi. La sovranità si traduce così in contratti di acquisto, licenze operative, standard di sicurezza e leggi sulla concorrenza. Ancora una volta, gli Stati arabi e il Sud globale non sono soli in questo dilemma. Anche l’Europa, che parla di indipendenza strategica, ha bisogno di trasformare questa ambizione in una reale infrastruttura digitale autonoma, che oggi non possiede pienamente.
Nel frattempo, il divario tecnologico tra Stati Uniti e Cina continua ad ampliarsi. Il mondo non si dividerà completamente. Il commercio proseguirà, ma ciò che è strategico esisterà in due universi paralleli, cioè sistemi separati con standard diversi, catene di approvvigionamento distinte e requisiti di conformità contrastanti. Questa è la nuova architettura dell’economia globale. In tale contesto, sanzioni, controlli sulle esportazioni e protezionismo diventano strumenti ordinari, non più eccezioni. Anche il denaro si trasforma in uno strumento di potere statale. Il debito dei Paesi in via di sviluppo diventa un veicolo di influenza, cioè talvolta uno strumento di allineamento forzato e altre volte una merce di scambio. Quando accordi finanziari e commerciali diventano strumenti di politica estera, la domanda diventa inevitabile: chi dispone di margine di manovra e chi, invece, è costretto a schierarsi anche contro la propria volontà?
Esiste poi un ulteriore pericolo, cioè che i mercati operino a una velocità tale da superare la capacità umana di autocorrezione. L’introduzione dell’intelligenza artificiale nella finanza accelera sia il panico sia l’euforia, rendendo ogni minimo sussulto potenzialmente capace di trasformarsi in una crisi di grande portata.
In Medio Oriente queste dinamiche assumono una forma ancora più acuta, perché la regione si trova all’intersezione di tre livelli di conflitto. Il primo riguarda la sicurezza marittima, influenzata dall’instabilità nel Mar Rosso e nel Golfo. Il secondo riguarda economie che cercano di finanziare la transizione dal petrolio. Il terzo riguarda società giovani che aspirano a prosperità e a posti di lavoro stabili. Il margine di neutralità si restringe con l’intensificarsi della competizione tra Washington, Pechino e Mosca, poiché anche le scelte tecnologiche e finanziarie diventano allineamenti politici. La questione è semplice: chi fornisce le reti di telecomunicazione, chi controlla i data center e chi offre finanziamenti a condizioni meno stringenti.
In questo contesto emerge un paradosso profondo. I Paesi accelerano gli investimenti in intelligenza artificiale e infrastrutture digitali per costruire un futuro post-petrolio, mentre la stabilità politica resta ostaggio di conflitti irrisolti, cioè dalla guerra a Gaza e dalla conseguente erosione dell’ordine regionale fino alla fragilità di Stati esausti ai margini del Levante e del Nord Africa. Tra l’ambizione della modernizzazione e il rischio di scivolare nel caos, il successo dipenderà dalla capacità dei governi di trasformare la sicurezza in un concetto sociale e non solo militare.
La sfida non è più soltanto comprendere il mondo, ma costruire la capacità dello Stato di proteggere la società dagli shock.
Cosa fare, dunque, di fronte a questo panorama globale sempre più turbolento? Il primo passo è riconoscere che la cooperazione internazionale non tornerà alla sua forma tradizionale. Tuttavia, resta possibile in nuove configurazioni, cioè attraverso alleanze ristrette attorno a catene di approvvigionamento critiche, regole comuni per il debito e la sua ristrutturazione, una reale regolamentazione della finanza algoritmica e infrastrutture digitali pubbliche in grado di ridurre i monopoli e aumentare la sicurezza.
Non è chiaro se il 2026 segnerà la fine delle guerre, della polarizzazione o della corsa tecnologica. Ma una realtà appare evidente. Chi non disporrà delle capacità necessarie pagherà il prezzo due volte, in termini di sicurezza e in termini economici. In entrambi i casi, la sovranità non si misura più soltanto da ciò che uno Stato controlla sul proprio territorio, ma anche da ciò che governa nel cloud, nel chip e nel mercato obbligazionario.
















