di Guido Keller

Ricorrendo alla stessa terminologia e agli stessi toni usati da Washington in occasione della repressione della polizia egiziana dei manifestanti pro-Morsi, il Cairo ha fatto sapere di “seguire con attenzione” quanto sta accadendo a Ferguson, nel Missouri, dove il 18enne di colore Michael Brown è stato ucciso lo scorso 12 agosto da un poliziotto bianco e dove oggi sono in corso manifestazioni di protesta accese al punto da richiedere la proclamazione del coprifuoco.

Il portavoce del ministero degli Esteri, Badr Abdelatti, ha comunicato infatti che “Seguiamo da vicino l’escalation delle manifestazioni nella città di Ferguson e le reazioni che esse suscitano” ed ha comunicato che l’Egitto si associa all’appello alla moderazione lanciato dal segretario delle Nazioni Unite, Ban Ki-moon.

Nelle manifestazioni di un anno fa, seguite alla deposizione di Mohammed Morsi e alla messa al bando dei fratelli Musulmani, morirono 1.400 persone e ne furono incarcerate 15mila.

Va detto che Washington ha comunque pagato caro l’appoggio dato ai Fratelli Musulmani (a loro volta finanziati dal Qatar), le critiche mosse all’azione dei militari e la scelta di non sostenere più l’Egitto: di mezzo si è messa Mosca, che oggi sta costruendo una base militare ad Alessandria, la seconda nel Mediterraneo dopo quella di Tartus, in Siria.