di Enrico Oliari

Gli accordi di tregua in Siria escludono i gruppi terroristici quali l’Isis e il Fronte al-Nusra, diramazione siriana di al-Qaeda. Mentre Lo Stato Islamico ha, se si vuole, una sua connotazione geografica, il Fronte al-Nusra si trova in particolare nelle regioni di Idlib e di Aleppo con formazioni a macchia di leopardo, mescolate con quelle dei miliziani dei gruppi ribelli.

Il cessate-il-fuoco raggiunto su pressioni di Russia e Stati Uniti sta spingendo i ribelli, in primis l’Esercito Siriano Libero, a prendere le distanze da quelli che fino a poco fa erano alleati, ed il 13 marzo i qaedisti hanno attaccato nella regione di Idlib i ribelli prendendo il contr4ollo di alcune basi e degli armamenti forniti dalla coalizione che lì si trovavano.

All’annuncio del presidente russo Vladimir Putin del ritiro delle forze militari dalla Siria, ad esclusione delle basi aerea di Latakia (Hemeimeem) e navale di Tartus (epoca sovietica) in quanto “quasi tutti gli obiettivi sono stati raggiunti”, sono seguite oggi le precisazioni di alte fonti del Cremlino, le quali hanno spiegato che Mosca continuerà a sostenere Bashar al-Assad con l’aviazione, sia contro i “terroristi” che in supporto all’esercito regolare siriano.

Il viceministro della Difesa Nikolai Pankov ha riferito alla Tass che “Le forze aeree russe dislocate nella base siriana hanno il compito di continuare a bombardare le infrastrutture dei terroristi. Certi risultati positivi sono stati raggiunti, è emersa una concreta opportunità di porre fine al conflitto e alla violenza, ma è troppo presto per parlare di vittoria sul terrorismo”; altrettanto esplicito è stato il capo di gabinetto del Cremlino, Sergei Ivanov, il quale ha spiegato che rimarranno anche i sistemi anti-missile S-400 quale “efficace protezione delle nostre truppe che restano in Siria”.

Tant’è che sembra aver avuto inizio l’offensiva su Palmira, la città patrimonio Unesco presa dai jihadisti dell’Isis un anno fa per la sua posizione strategica.

Le prime informazioni parlano di mezzi blindati e unità speciali impegnati in operazioni sulle posizioni dell’Isis nella periferia della città, come pure di colpi di artiglieria.

Anche la tv degli Hezbollah al-Manar ha dato l’offensiva come iniziata. Si tratta di un’azione resasi possibile solo grazie al supporto dell’aviazione russa, tanto che nell’ottobre scorso, nella stessa zona 15 fra Su-24 e Su-25Ms hanno distrutto 20 carri armati T-55 dell’Isis, che i jihadisti avevano preso all’esercito regolare. Attacchi di aerei se ne sono registrati anche in seguito, ma nella giornata di oggi – come riporta al-Manar – la massiccia copertura aerea

ha permesso ai governativi, dopo aver “preso sotto il loro controllo Tel 800 e al Muammedan”, località a 6-7 chilometri a Ovest di Palmira, di “spingere una grande avanzata nel monte al Hail, verso Tel 900”.

Come ha spiegato su Notizie Geopolitiche Angelo Gambella, sarebbero ben 12 le forze e gruppi impegnati nell’attacco, ad iniziare dalle Forze Tigre (unità di elite) e dalla 67a Brigata della 18a Divisione corazzata dell’esercito siriano. Questi uomini sono supportati dalle Aquile del Deserto (paramilitari siriani noti per essere stati addestrati dai russi a Latakia), dalle forze di difesa nazionali (NDF, forze popolari siriane), dai militanti dell’SSNP (Partito Siriano Socialista Nazionale, composto prevalentemente da assiri) e da altri gruppi siriani come Dara’ Qalamoun (Scudo del Qalamoun, unità paramilitari filo governative) e Kataebat Al-Ba’ath (la milizia del partito Baath di Assad al potere). Fanno parte dell’operazione combattenti stranieri, ovvero gli Hezbollah libanesi, le milizie sciite irachene di Liwaa Imam Ali, Harakat al-Nujaba e Kataeb Hezbollah, ed infine gli armati di Liwaa al-Badr.

Il comando delle operazioni è stato affidato a Suheil al-Hassan, comandante delle Forze Tigre con il grado di colonnello, noto per aver rifiutato più volte la promozione a generale dell’esercito, e per essere stato premiato dal ministero della Difesa russo. L’ufficiale siriano è stato al comando di tutte le principali operazioni contro l’Isis degli ultimi mesi. al-Hassan, detto “la Tigre”, ha comandato in prima linea lo scioglimento dell’assedio di oltre due anni della base aerea di Kuweires, l’accerchiamento dell’Isis ad Aleppo est e,pochi giorni, fa il recupero dell’autostrada Khanasser-Ithriya l’unica via di comunicazione in mano al governo dal centro al nord della Siria (da Hama ad Aleppo).

Prendere Palmira significa aprire la porta ad un’offensiva su Raqqa, la roccaforte siriana dello Stato Islamico, tagliare i rifornimenti ai terroristi e nel contempo indebolire l’assedio di Deir-ez-Zor, città che già i jihadisti controllano per il 60 per cento.