di Giovanni Caprara –

La minaccia dell’IS si sta tramutando in un rischio geopolitico, in quanto le attività della formazione terroristica, potrebbero estendersi oltre il Grande Medio Oriente.

L’Isil continua ad affascinare non solo gli indigeni, ma anche gli occidentali, i quali vengono reclutati attraverso la rete. Inoltre, è possibile che stiano infiltrando personale tra i migliaia di migranti accolti da Mare Nostrum. Il perpetrarsi di tale tattica ingenererebbe il fallimento del governo globale, laddove il campo di influenza si dovesse estendere a tutte le democrazie occidentali, le quali hanno atteso che il governo iracheno diventasse credibile per iniziare le operazioni militari contro l’Isil. Ma questo ha solo agevolato l’accrescersi della formazione eversiva, che con il Califfato, tende a tramutarsi in attore statuale. l’estemporanea richiesta di collaborazione di al-Assad agli Stati Uniti, è la prova della pericolosità ideologica del gruppo terroristico, che sta perpetrando una pulizia etnica nei territori occupati.

La Gran Bretagna ha già inviato in Iraq il meglio del suo apparato militare: il SAS e l’SRR, personale altamente addestrato al contrasto di elementi ostili. Un’altra prova di quanto l’IS sia temibile, è nella scelta dell’alleato, infatti non è lo storico russo, ma il detrattore statunitense. Solo l’apparato di proiezione di forza degli Stati Uniti è adatto a sterminare l’IS in tempo breve, in quanto la Russia non dispone dei sistemi d’arma necessari ad un rapido e risolutivo intervento, e non avrebbe neanche la capacità di schierare una forza militare efficiente in tempo breve.

La tattica attendista della Russia in Ucraina, potrebbe aver inciso sulla scelta di al-Assad di rivolgersi all’Occidente, e questo si traduce in una Siria alle strette che per evitare di essere sconfitta, ha preferito chiedere aiuto ai suoi oppositori. Pertanto si sta configurando un’alleanza insolita, in quanto gli Stati Uniti hanno fornito armi alle truppe ribelli per rovesciare la dittatura di al-Assad, attività che prosegue tutt’ora, ma solo in favore degli insorti più moderati.

La riluttanza dell’Amministrazione di Obama nello schierarsi verso il regime siriano, è quella di agevolare la causa di al-Assad, il quale, liberato dal fardello Isil, potrebbe ottenere la vittoria della guerra civile. In attesa della raccolta di informazioni sullo stato attuale dello spiegamento delle forze dell’Isil in Siria, il presidente statunitense ha autorizzato solo missioni di ricognizione, ed in ottemperanza alla richieste siriane di coordinare le attività militari, pena ritorsioni sui velivoli incursori, le informazioni sui pattugliamenti giungono alla governance siriana attraverso la Russia e l’Iran.

Un’alternativa a disposizione degli Stati Uniti potrebbe essere quella di attaccare le forze del Califfato non con bombardamenti aerei convenzionali, ma con i missili tomahawk lanciati da unità di superficie. Altrimenti sarebbe possibile attuare incursioni chirurgiche con velivoli stealth, in tal modo, i siriani non rileverebbero immediatamente le violazioni del loro spazio aereo, e non potrebbero applicare le minacce promesse.

Rimane da analizzare il futuro dell’area laddove gli Stati Uniti dovessero decidere di accettare o declinare la richiesta di aiuto: le risultanze fra alleanze e guerra, sono state oggetto di studio di David Singer e Melvin Small, fondatori del Correlates of War Project dell’Università del Michigan, il COW Project. In base alle risultanze ottenute, le alleanze rendono la guerra più probabile in quanto cambiano la configurazione dei rapporti di potenza nel sistema internazionale, ed accresce il livello di tensione globale. Questo perché gli stati esclusi da essa, tenderanno a formare una contro-alleanza con la finalità di annullare i vantaggi creati dall’altra. Ciò a dire che i paesi confinanti, potrebbero fondare una congregazione in opposizione all’alleanza fra Siria ed Occidente, con un conseguente innalzamento della conflittualità regionale. Al contrario, l’unione di intenti riduce il numero delle possibili interazioni negative fra gli stati alleati, eliminando potenziali fonti di disaccordo, in quanto la coalizione aumenta il livello di sicurezza fra gli attori coinvolti, ed ingenera anche una deterrenza verso i confinanti. Perciò la comunione fra Siria ed Occidente tenderebbe a pacificare l’area, eliminando le divergenze fra i due protagonisti e porrebbe i paesi della regione in condizione di inferiorità militare.

Resta pertanto da attendere le disposizione dei decision maker statunitensi, i quali hanno la responsabilità della stabilità dell’intera regione.