di Guido Keller

Mente i militari di Kiev avanzano a Donetsk, dove due giorni ha hanno preso il controllo dell’aeroporto (peraltro chiuso da maggio), il ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov si è recato a Berlino per prendere parte al cosiddetto “Gruppo di Normandia”, cioè ad un incontro con il collega ucraino Pavlo Klimkin, quello tedesco Frank-Walter Steimeier e quello francese Laurent Fabius.

Già nella mattinata di ieri Lavrov aveva fatto sapere la disponibilità dei ribelli dell’autoproclamata Repubblica popolare di ritirare l’artiglieria in cambio di un uguale gesto da parte dell’esercito, per cui a Berlino si è raggiunti più facilmente l’accordo fra Kiev e Mosca per far tacere le armi pesanti e quindi favorire un nuovo (e si spera definitivo) cessate-il-fuoco.

Da giorni ormai la tregua è stata infranta per l’ennesima volta, e nello stesso momento in cui Lavrov era in viaggio per Berlino sono morti 5 civili a causa di un colpo di artiglieria; proprio questa mattina almeno tredici persone sono morte e decine sono rimaste ferite nell’esplosione di un proiettile di artiglieria a una fermata di un filobus a Donetsk

Da Davos, dove è in corso il World Economic Forum, il premier ucraino Petro Poroshenko ha denunciato la presenza di oltre 9.000 militari russi e 500 carri armati, artiglieria pesante e blindati nel territorio del proprio paese. “Se questa non è un’aggressione allora ditemi che cos’è?” ha tuonato il capo di Stato.

Anche Lavrov ha avuto qualcosa da ridire, poiché la posizione di Mosca è quella preservare l’integrità territoriale dell’Ucraina in cambio di un ordinamento federale del paese, ovvero di “Una riforma costituzionale che le autorità ucraine hanno tenuto in stallo, malgrado le molteplici promesse, che è un compito essenziale”.

Iniziative come quella di oggi volte a spostare i cannoni al di là di una fascia di 30 km attorno alla città si susseguono ormai ogni mese, ma è certo che la situazione di guerra nell’Ucraina orientale conviene sempre meno a tutti, russi ed ucraini compresi.

Di crisi craina, oltre che di terrorismo, hanno parlato anche la Pesc Federica Mogherini e il Segretario di Stato Usa John Kerry in un incontro che si è tenuto a Washington: per Mogherini “Dobbiamo restare uniti soprattutto sulla crisi Ucraina e continuare la nostra collaborazione sia tra i Paesi membri che con gli Stati Uniti” e, “Come ha detto Kerry, la Russia per evitare le sanzioni dovrà dare una risposta alle nostre richieste, collaborare e aprire un tavolo dove discutere”.