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Era stato annunciato in più occasioni, specie dopo i gravi attentati ed attacchi terroristici che hanno insanguinato negli ultimi anni il Kenya ad opera degli al-Shabaab somali, ma poi non se ne era fatto nulla su pressione delle organizzazioni umanitarie e della comunità internazionale: oggi il governo di Nairobi ha fatto sapere dell’intenzione di chiudere e di smantellare il campo profughi di Daadab, il più grande del mondo, dal momento che – si è fatto sapere dal ministero dell’Interno – “rappresenta una minaccia alla sicurezza nazionale”, poiché in esso “si sono infiltrati terroristi jihadisti somali del gruppo al-Shabaab”.

Dadaab raccoglie 344mila persone in fuga dalla guerra in Somalia, dove il Kenya è intervenuto con esercito e marina nel quadro della missione Amisom dell’Ua, la quale è supportata dai droni Usa che decollano da Gibuti e conta 22mila uomini messi a disposizione da Burundi, Etiopia, Gibuti, Ghana, Sierra Leone, Kenya, Uganda e Nigeria.

La marina di Nairobi era stata determinante per la ripresa di Chisimaio, roccaforte dei jihadisti, i quali, essendo stati ricacciati sempre più a sud, hanno dato il via ad una stagione di attentati e di contrattacchi anche alle basi Onu e dell’Ua.

E’ tuttavia riduttivo sostenere, come hanno fatto diverse testate, che l’iniziativa del governo di Uhuru Kenyatta di chiudere Dadaab sia da leggersi esclusivamente in vista delle elezioni presidenziali del 2017: l’emergenza terrorismo è palpabile in Kenya, basti pensare all’attacco al college universitario a Garissa (147 studenti uccisi) o al centro commerciale Westgate di Nairobi del 2013, 67 morti.

Sgomento per la decisione di Nairobi è stato manifestato dall’Unhcr, che si è chiesto dove verranno sistemati i quasi 350mila profughi, anche perché è difficile che il Kenya rispetti la clausola degli accordi che prevede la volontarietà al riparto da parte del rifugiato.