Notizie Geopolitiche –

Il ministro della Difesta, Mario Mauro, è intervenuto alla Camera per riferire sull’attentato di sabato 9 giugno a Farah, in Afghanistan, nel quale ha perso la vita il capitano dei bersaglieri, Giuseppe La Rosa.

Purtroppo il ministro ha dovuto costatare il disinteresse dei rappresentanti del popolo per quanto accaduto nella missione italiana: “Ringrazio di cuore i deputati che sono presenti e che potranno interloquire con il governo, ma non posso non sottolineare l’amarezza profonda, a fronte di quello che è accaduto, nel vedere quest’Aula vuota”. “Mi consenta – ha continuato Mauro rivolgendosi al presidente della Camera, Laura Boldrini – di sottolineare come la vita di Giuseppe La Rosa sia quel fatto a cui siamo tutti chiamati a guardare se vogliamo comprendere il senso del nostro compito e della nostra missione”.

Mauro ha quindi spiegato che “L’attacco dei terroristi si è completato con un’azione di vera e propria ‘guerra psicologica’, laddove è stata diffusa l’informazione che l’attentatore fosse un bambino di 11 anni, facendo percepire quasi un atto eroico e di partecipazione popolare. Tuttavia, dai dati acquisiti fino ad ora, emerge invece con tutta evidenza che si è trattato di un vero e proprio atto terroristico, accuratamente preparato, che ha goduto della complicità di alcuni civili presenti sul posto e, forse, di un poliziotto o forse vestito come tale, che ha portato a compimento da un adulto particolarmente determinato”. “La strategia terroristica – ha proseguito Mauro – è confermata anche dall’attentato di ieri mattina (lunedì 11 giugno, ndr), quando alle 11,45, sempre nel centro di Farah a circa 300 metri dal luogo dell’attentato di sabato scorso, un elemento ostile ha lanciato una granata da una distanza di circa 10 metri contro un nostro VTLM inserito in un convoglio”.

Il ministro ha poi aggiunto che la partecipazione dell’Italia alle missioni di pace internazionali è uno dei “pilastri fondamentali” della politica estera e di difesa del Paese e che “Questa ulteriore perdita di un nostro militare, ripropone all’attenzione dell’opinione pubblica e delle nostre forze politiche il tema del nostro impegno in Afghanistan: anche in questo caso, come nelle circostanze precedenti, si è instaurato il dibattito tra chi dice che è giusto rimanere e chi invoca il ritiro immediato dei nostri uomini”. “Viviamo  – ha continuato Mauro – come è noto in un’epoca di profondi mutamenti socio-economici, di nuove sfide e di stravolgimenti internazionali. Nuove minacce transnazionali come quella del terrorismo si sono affacciate all’orizzonte. La risposta della comunità internazionale ha portato l’Italia in numerose aree di crisi, tra cui l’Afghanistan, ed è ferma opinione del governo che l’impegno dell’Italia per la gestione delle crisi internazionali attraverso la partecipazione alle missioni militari per il mantenimento e il ripristino della pace costituisca uno dei pilastri fondamentali della nostra politica estera e di difesa”. “E’ nel nostro interesse – ha poi detto –  concorrere alle decisioni della comunità internazionale, ma meglio direi che si tratta di un nostro diritto: gli effetti di queste decisioni ricadono inesorabilmente anche su di noi”.