di Guido Keller –

Con 423 voti a favore, 209 contrari e 67 astensioni il Parlamento europeo, riunitosi a Strasburgo, ha approvato la nomina a presidente della Commissione europea di Jean-Claude Juncker, il quale ha già presentato agli eurodeputati i vari commissari e il programma del nuovo Esecutivo. Particolari del suo intervento sono stati che “le regole del Patto di Stabilità e Crescita non saranno cambiate”, per quanto “non saremo drammatici nel nostro approccio” e che per i prossimi 5 anni non dovrebbero esserci nuove adesioni di paesi all’Unione europea (al momento godono dello status di “paese candidato” Islanda, Albania, Macedonia, Macedonia, Turchia e Montenegro, mentre sono “candidati potenziali” Bosnia-Erzegovina, Serbia e Kosovo).

Il sessantenne Juncker, in passato premier del Lussemburgo, già all’età di 28 anni è stato Segretario di Stato al Lavoro e alla Sicurezza Sociale, quindi in seguito ministro del Lavoro, del Bilancio e delle Finanze; nel 2005 è stato nominato primo presidente permanente dell’Eurogruppo, cioè del coordinamento dei ministri dell’Economia e delle Finanze dei paesi che hanno adottato l’Euro come moneta. La sua area politica di provenienza è quella del Partito Popolare Cristiano Sociale.

E proprio la parola “sociale” è stata citata più volte nel suo intervento, affermando che gli piacerebbe vedere assegnata all’Europa “la tripla A sociale”, ovvero il miglior giudizio possibile sulle sue politiche sociali.

Ha quindi spiegato all’assemblea che “entro Natale” porterà all’attenzione degli europarlamentari un “ambizioso pacchetto di investimenti” che consisterà in 300 miliardi di euro finalizzati al rilancio dell’occupazione e della crescita”, un progetto a cui tiene molto e che non sarà sensibile ad eventuali tentativi volti a sviarlo.

Il suo programma, ha sottolineato Juncker, “non può essere finanziato con nuovo debito”, quindi ha ribadito ancora una volta che “Le economie che non crescono non creano neanche occupazione, e la creazione di posti di lavoro è una priorità”.

Juncker ha parlato anche di Ebola, di Isis, di Siria e di immigrazione: sull’epidemia virale ha detto che fino ad oggi la risposta europea “non è stata all’altezza” della gravità della situazione” e che “Ho l’impressione che finché ha colpito solo l’Africa non abbiamo fatto niente e siamo intervenuti solo quando c’è stato il rischio di una diffusione del virus in Europa”.

La Commissione si riunirà per la prima volta il prossimo primo novembre: per l’Italia vi sarà Federica Mogherini nelle vesti di Alto rappresentante per la politica estera dell’Unione europea (“Lady Pesc”), in un momento di particolare turbolenza sia per la crisi ucraina, che per quella che sta interessando il nord africa e il medio Oriente.

A votare per il nuovo presidente della Commissione i Popolari, buona parte dei Socialisti e dei Liberali. Si sono espressi contro invece la Sinistra Unitaria, i Verdi e gli euroscettici di Nigel Farage. I Conservatori e i Riformisti si sono astenuti.

Qualche protesta in aula da parte dei deputati dell’ “Europe of Freedom and Direct Democracy (EFDD)”, i quali hanno manifestati contro la politica di austerity dell’Unione Europea sfoggiando dei cartelli con la scritta “#No Austerity”.