di Shorsh Surme –

Sono oltre 47 milioni gli esseri umani che attualmente migrano attraverso il nostro pianeta, recando un fardello insopportabile: sono i profughi, persone delle quali chi vive nel benessere facilmente si dimentica.

In questi ultimi 30 anni, per la precisione dopo il crollo del muro di Berlino, il disfacimento dell’impero Sovietico e la prima e la seconda Guerra del Golfo, molte cose sono peggiorate, basti pensare alla guerra che dell’ex Jugoslavia, ai conflitti permanenti in corso sia nel Continente nero dalla Somalia al Ruanda, sia in Asia, dalla Cecenia allo Sri Lanka, e alle repressioni del governo turco e di quello iraniano nei confronti della popolazione curda, oppure alle migrazioni di massa dei poveri del sud del mondo verso i paesi ricchi.

Gli spostamenti di massa delle popolazioni si possono dividere in due grandi categorie. Da una parte quelli che sono la diretta conseguenza della violenza dell’uomo, della sua volontà di dominare, dell’intolleranza verso i suoi simili. Rientrano in questa importante categoria gli spostamenti dei rifugiati, cioè di quegli individui la cui vita o libertà verrebbe ad essere in pericolo se f costretti a ritornare nel loro paese di origine. Dall’altra parte vi sono gli esodi che sono la conseguenza di calamità naturali, di sottosviluppo, di povertà ma anche di catastrofi ecologiche. In questo caso le popolazioni in fuga non sono costituite da rifugiati in cerca di asilo, ma più semplicemente da essere umani in difficoltà che hanno bisogno di aiuto. Certamente sia nell’uno che nell’altro caso la gente è obbligata a lasciare il proprio paese per una questione di sopravvivenza. Non è sempre facile isolare una causa precisa di fuga dei rifugiati, poiché i motivi che inducono le persone a fuggire sono generalmente molto complessi. L’esodo può avere per causa diretta una persecuzione individuale, un conflitto armato, ma anche una campagna di repressione d’ordine politico, economico, etnico o religioso; minimo comune denominatore è l’assenza o l’inefficacia del sistema di protezione nazionale, a volte responsabile diretto della situazione di crisi.

La grande maggioranza di rifugiati oggi non cerca di fuggire da atti di persecuzione individuale, pur tuttavia ancora presenti, ma dalla violenza generalizzata contro la popolazione civile, e dal radicale decadimento delle condizione di vita quotidiane che ne consegue. Nelle economie di quasi sussistenza i conflitti violenti arrestano la produzione ed impediscono la distribuzione di generi alimentari. Le conseguenze sono spesso drammatiche: carestia ed epidemia sono infatti pericoli ancora più gravi dello stesso conflitto armato, e determinanti per lo spostamento d’intere popolazioni.

Anche cause di ordine ecologico, per cui paesi sottosviluppati vengono utilizzati come discariche di materie nocive, possono contribuire ad acutizzare le angosce delle popolazioni. In effetti l’erosione del suolo, la siccità ed altri problemi ambientali, sono comuni ad esempio a gran parte del continente africano, dove con il 10% degli abitanti del pianeta,si conta il 30% della popolazione mondiale di rifugiati. In casi estremi, come nel caso del Kurdistan sia nella parte irachena che quella turca o iraniana, la distruzione dell’ambiente naturale (ad esempio la distruzione totale di ottomila villaggi con tutta la loro vegetazione e con la chiusura dei bacini naturali per rifornimento dell’acqua) è stata impiegata, deliberatamente, come arma di guerra contro la popolazione curda.

Tra le varie forme di conflitto esistente quello etnico è divenuto, negli ultimi anni, la causa principale di fuga dei rifugiati. Naturalmente pochi stati moderni sono etnicamente omogenei: esistono infatti, almeno 5mila gruppi etnici diversi,all’interno dei 192 stati indipendenti che esistono oggi nel mondo, quindi il progetto di un’ventuale costituzione di entità statali etnicamente pure, risulta palesemente improponibile. Ciò nonostante, le tensioni di tipo etnico si prestano fin troppo facilmente ad essere strumento di talune fazioni, desiderose di estendere la propria influenza. Il conflitto etnico diviene, poi, probabile quando un solo gruppo detiene le leve del potere e se ne serve per favorire i propri interessi, a detrimento di quelli di altre componenti della popolazione nazionale. E’, ad esempio, ciò che era avvenuto nell’ex Jugoslavia: la popolazione di origine albanese del Kosovo non ha avuto alcun riconoscimento nella visione ultra-nazionalista di una “Grande Serbia” cristiano-ortodossa. Non sempre, inoltre, i gruppi dominanti hanno avuto il consenso della maggioranza. E’ il caso del Sudafrica, dove per anni la pratica dell’apartheid ha escluso la popolazione nera dai diritti di cittadinanza.

Violazioni gravi e massicce dei diritti umani, accompagnate da un’evidente mancanza da parte dello stato di difesa dei cittadini, costituiscono ancora la causa principale di fuga di molti rifugiati; assassinii, detenzioni arbitrarie, torture e sparizioni infatti hanno un profondo impatto sulla popolazione ed alimentano la spirale di paura e violenza che spingerà la gente a cercare rifugio presso i paesi vicini.

Garantire il rispetto dei diritti umani quindi è il migliore modo per eliminare le cause che costringono i rifugiati all’esilio.