di Marco Pugliese –

Al di là delle indiscrezioni giornalistiche e delle idee politiche, filo-governative o meno, risulta molto interessante produrre, in questo preciso momento storico, un quadro oggettivo stilato sull’effettivo peso specifico dell’Italia nel mondo. Il periodo di riferimento è il biennio 2014-2016, sono stati analizzati tre fattori principali che determinano la nostra politica estera: economia, approccio d’azione nei vari teatri mondiali, risultati raggiunti. Due personaggi più o meno importanti ci mettono in guardia: il destino dell’Italia è l’umiltà. Sia Francesco Cacciari che il defunto Francesco Cossiga infatti concordano sul fatto che la storia del paese porta a considerarci “non egemonici” . Ed il periodo romano? Per Massimo Cacciari nasce “come asilo per gente umile ed oscura”, come Tito Livio insegna. Perfino Enea, l’eroe maximo, non è arrogante, del resto è un vinto. Ma tralasciando la storia passiamo all’oggi. Per comodità di lettura i dati sono stati riassunti globalmente e per zona. Il voto d’approccio va spiegato. In realtà una misurazione su scala (dove A è il massimo) del nostro peso specifico in quel preciso teatro.

Usa: in attesa di novembre, tutti a tifare Clinton, per l’Italia rappresenta una rodata normalità di rapporti. Appoggiamo senza mezzi termini la democratica, sperando ovviamente Trump, in caso di vittoria non se ne ricordi troppo, mettendoci davanti a scelte per noi complicate. Contiamo C.

Onu: battaglia per l’entrata permanente nel Consiglio di Sicurezza persa. Ci saremo ma a metà, con l’Olanda. Contiamo D.

UE: qualcosa, poco, si muove. Il governo ha fatto la voce grossa su varie questioni e qualcosa si è mosso. Con l’uscita della Gran Bretagna siamo il terzo paese pilastro del continente. Mogherini poco presente, dato quasi allarmante. Contiamo C.

Germania: non abbiamo convinto la Merkel sul piano economico e di proposta, i tedeschi ci temono ma a volte “ci saltano”. Pesa la nostra (per loro) inaffidabilità Rapporto con la Germania ad oggi D.

Gran Bretagna: siamo in disaccordo sui tempi Brexit. Theresa May ci sta studiando, attualmente i rapporti sono gelidi, ci sono in ballo i nostri immigrati però. Rapporto con Londra attualmente C.

Africa Subsahariana: budget per gli aiuti ai paesi in via di sviluppo che non ci basta ad avere un ruolo nell’area, nonostante le rassicurazioni di Gentiloni. Area per noi strategica dove attualmente valiamo C.

Russia: con i russi siamo ambigui, a volte troppo. La causa è la politica energetica. Non abbiamo avuto il coraggio d’osare quando si poteva. Rapporto con Mosca C.

Cina: non sfondiamo in un mercato vastissimo e dove altri fanno affari d’oro, Francia e Germania su tutti. Ci vuole più presenza ( cosi il ministro Padoan) In attesa il rapporto con Pechino è da C.

Afghanistan : molti se lo chiedono. Perchè siamo ancora ad Herat? La nostra missione è stata esemplare, la Nato però ci allungato il contratto. Grazie ai nostri militari, ma solo grazie a loro in loco valiamo B, ma dopo il 2020 è bene levare le ancore.

Libia: non siamo netti e precisi nelle scelte a causa della nostra storia coloniale. Non abbiamo superato la timidezza, agiamo a metà. Tutelati in parte gli interessi energetici siamo però in balia dei trafficanti d’esseri umani. Nel teatro più vicino e pericoloso contiamo D.

Egitto: timidi, quasi complessati, il caso Regeni una sonora sconfitta per la nostra diplomazia. Abbiamo spostato al Sisi (Eni ed Israele) ad occhi chiusi, troppo poco. Con l’Egitto il rapporto vale C.

Iran: ci stiamo muovendo benissimo la partita economica, il nostro credito verso il Regime appena riammesso nel consesso internazionale ci sta aiutando parecchio. Rapporti da A,

Iraq: i nostri istruttori stanno svolgendo un lavoro egregio, di fatto stiamo riorganizzando l’esercito iracheno (insieme agli Usa), in questo teatro siamo da A, sempre grazie all’Esercito.

Israele: siamo acritici, non sempre prendiamo posizioni verso azioni non proprio democratiche di Tel Aviv. Rimaniamo partner d’Israele e Palestina insieme, siamo di fatto gli unici sul doppio binario, valiamo B ma si potrebbe osare di più, a partire dalla creazione di tavoli di trattativa (Usa e Russia ce lo hanno proposto ma il passo concreto non lo abbiamo fatto).

Libano: il fiore all’occhiello, grazie ad Esercito e diplomazia. Missione complessa che dura da 10 anni. Contiamo A con lode, siamo un punto di riferimento per il popolo libanese.

Siria: lo stato dove si gioca la partita più importante (per il pianeta) siamo gregari, paurosi e timorosi. Approccio da E, risultati da F e risultati pari allo zero. La nostra peggiore performance. Eppure Usa e Russia le hanno provate tutte per coinvolgerci (anche non militarmente).

Turchia: Erdogan alza la voce anche verso di noi, noi non condanniamo i suoi eccessi e lui da buon dittatore ne approfitta per murare il fronte interno. I rapporti sono da B, ma attualmente sono destinati a scendere.

India: gli indiani hanno giocato al gatto con il topo e sono riusciti ad avere gli sconti sulle commesse (elicotteri e navi) già ordinate. Il caso marò ci ha consegnato rapporti da D e stagnazione di un mercato economico enorme.

Golfo Persico: a farci schizzare sulla A è Finmeccanica, capace di soffiare i contratti ai francesi e porci come secondo competitor dell’area. Grazie a questo risultato la nostra industria navale torna a produrre navi di grosso tonnellaggio (insieme alle commesse civili in Asia) da top five mondiale.

Conclusioni

Resoconto alla mano, quindi la domanda è d’obbligo, quanto contiamo? In realtà nonostante clamorosi scivoloni e timidezza storica più di quel che crediamo. Il prossimo quadriennio è decisivo per i nuovi asset economici e non mondiali, molto si sposterà nel Pacifico, nuovo teatro di confronto e scontro tra Cina, Usa e Russia. Noi siamo presenti, stiamo lavorando per avere licenze commerciali per utilizzare strutture portuali asiatiche, stiamo creando una via commerciale marittima ponte tra Europa ed Asia. Tale via andrà strutturata con mezzi civili e soprattutto difesa. Le rotte più corte (quindi le più convenienti) sono in mari infestati da pirati. Visto il nostro precedente con l’India sarà il caso di ridiscutere con chiarezza i trattati marittimi e le regole d’ingaggio. Un altro caso Marò è da evitare.