di Shorsh Surme –

Il governo turco continua con l’epurazione nei confronti dei presunti golpisti. Finora sono state arrestati oltre 8.500 persone e licenziati più di 9.000 funzionari, dopo che il “Sultano” Recep Tayyip Erdogan ha detto che “Faremo pulizia di questi virus all’interno di tutte le istituzioni dello Stato”.

Erdogan ha accusato per il golpe il 75enne Fethullah Gülen, suo amico fino 2013 e oggi suo arcinemico: l’imam vive negli Stati Uniti dal 1999 ed è stato colui che ha finanziato tutte le campagne elettorali del presidente Erdogan, fino a tre fa. Fu allontanato dopo lo scoppio della tangentopoli turca che coinvolse Erdogan e la sua famiglia, in particolare il suo primogenito Bilal. Infatti il 17 settembre 2013 la polizia turca arrestò diverse personalità legate direttamente al partito del premier, l’Akp, nell’ambito di una maxi-inchiesta per corruzione che portò all’arresto, tra gli altri, dei figli dell’ex ministro dell’Interno Güler, dell’ex ministro dell’Economia Çağlayan, del direttore generale della controllata statale Halkbak e del figlio dell’ex ministro dell’Ambiente.

Anche allora, come oggi, Erdogan definì l’operazione un complotto per far cadere il suo governo e promise di colpire coloro che avevano pianificato l’azione degli inquirenti. Detto e fatto: furono immediatamente arrestati e licenziati più di 30 ufficiali di polizia e tra questi Huseyin Capkin, capo della polizia di Istanbul e uno dei più importanti coordinatori delle indagini.

E non dimentichiamo quello che Erdogan sta facendo nel Kurdistan della Turchia (Kurdistan del Nord), dove da 8 mesi sta massacrando la popolazione civile curda, senza che nessuno dica niente, in primis l’Unione Europea nel timore di venire ricattati dal Sultano per la questione dei 3 milioni di profughi siriani trattenuti entro i confini turchi.

Ora, con lo stato d’emergenza dichiarato ieri sera per la durata di tre mesi, il “Sultano” ha la mani libere per fare qualsiasi cosa.