di Enrico Oliari –

Dopo 17 ore di negoziato tesissimo (dalle 16.00 di ieri alle 8.45 di questa mattina) la riunione dei capi si stato e di governo dei paesi dell’Eurozona hanno raggiunto un accordo per salvare Atene dalla Grexit. Tra i primi a darne notizia è stato il presidente del Consiglio Ue Donald Tusk, il quale ha comunicato che “L’Eurosummit ha raggiunto l’accordo all’unanimità. Siamo tutti pronti per il programma Esm, il fondo salva-Stati, per la Grecia con riforme serie e aiuti economici”. Ha aggiunto che “L’accordo è stato laborioso e ha richiesto tempo ma siamo soddisfatti: non ci sarà nessuna Grexit”.

Si tratta di un vero e proprio ultimatum che dovrà passare per il parlamento di Atene in tempi rapidissimi, già definito “umiliante” e “distruttivo” dai diretti interessati.

A fronte di un terzo prestito da 82 – 86 miliardi in tre anni (ne sono stati già portati 240), Atene dovrà approvare entro mercoledì un piano consistente di riforme tra le quali la quella dell’Iva, quella delle pensioni, quella dell’Elstat (l’istituto nazionale di statistica) e introdurre tagli semi-automatici alla spesa in caso di deviazioni dall’obiettivo del surplus primario. Entro dieci giorni dovrà essere inoltre approvata la riforma del codice di procedura civile e recepire la direttiva Brrd (Bank Recovery and Resolution Directive) sul fallimento degli istituti di credito.

La Grecia viene obbligata a sottomettere ai creditori (Bce, Fmi e Ue) alcuni progetti di legge prima di sottoporli al parlamento.

Si tratta di fatto della cessione di una parte della sovranità, ma è l’unico modo per andare incontro alla richiesta dei greci di un nuovo memorandum triennale al Meccanismo europeo di Stabilità (noto con l’acronimo Esm). Inoltre è stato accettato il progetto dell’Eurosummit di trasferire a un fondo beni pubblici per 50 miliardi, quale garanzia per intraprendere un serio processo di privatizzazioni: in questo caso l’unica vittoria del premier greco Alexis Tsipras è stato che il fondo sia custodito in Grecia e non in Lussemburgo.

Salvo colpi di scena e nonostante i malumori interni alla maggioranza di Alexix Tsipras, il pacchetto dovrebbe essere approvato, anche perché la Grecia deve restituire 7 miliardi entro il 20 luglio e altri 5 per metà agosto.

La cancelliera tedesca Angela Merkel si è detta disponibile a lavorare sull’alleggerimento del debito pubblico greco, ora al 180% del Pil attraverso un aumento delle scadenze obbligazionarie e un taglio dei tassi d’interesse, ma non con un taglio del suo valore nominale.

Il presidente della Commissione Jean Claude Juncker ha affermato a caldo che “non ci sono ne’ vincitori ne’ vinti” e che l’accordo non è “ne’ umiliate per i greci, e ne’ gli altri europei perderanno la faccia, è un tipico accordo europeo”.

Sta di fatto, tuttavia, che la maggioranza di Tsipras sta scricchiolando, sia per i malumori dell’ala radicale di Syriza, sia per i Greci Indipendenti di Panos Kammenos,  il quale ha affermato che “Ora è chiaro: ci vogliono schiacciare. Adesso basta”.