di Guido Keller

Drastico effetto del referendum del 2014 con cui i cittadini svizzeri hanno scelto di limitare drasticamente l’immigrazione nel paese introducendo quote più severe, voluto dai partiti di destra.

È’ stata infatti introdotta nel Canton Ticino una norma già approvata in aprile che prevede l’obbligo di presentazione del certificato penale generale del casellario giudiziale e quello dei carichi pendenti per tutti gli italiani che richiedano il rilascio del permesso per lavorare, compreso il rinnovo.

Come se non bastasse, i 60mila frontalieri italiani che ogni giorni si recano in Svizzera per lavorare, dovranno presto fare i conti con gli accordi in materia fiscale fra Roma e Berna che prenderanno il via fra tre anni e che entreranno a pieno regime nel 2028, i quali si concretizzeranno con il totale versamento delle tasse in Italia in base all’imposizione fiscale vigente nel nostro paese e non quella più leggera della Svizzera.

La decisione di oggi lede il diritto di libera circolazione delle persone come da accordi risalenti al 1999 e rappresenta una palese discriminazione nei confronti dei cittadini italiani che lavorano nel Canton Ticino.

Il segretario generale della Farnesina, Michele Valensise, ha convocato quindi l’ambasciatore della Confederazione svizzera Giancarlo Kessler per esprimergli, come si legge in una nota, “la viva preoccupazione italiana per le misure introdotte dalle autorità cantonali ticinesi a carico dei lavoratori frontalieri italiani. Si tratta di misure in violazione dell’accordo europeo sulla libera circolazione delle persone del 1999, palesemente discriminatorie nei confronti di cittadini italiani e in contraddizione con l’eccellente stato delle relazioni bilaterali. Il Segretario Generale ha chiesto un sollecito, rinnovato impegno delle autorità di Berna per porre termine a una situazione che suscita profonda insoddisfazione in Italia”. “L’Ambasciatore Kessler – continua il comunicato della Farnesina – ha confermato che le autorità federali svizzere considerano tali misure incompatibili con gli obblighi derivanti dall’accordo e ha assicurato che avrebbe tempestivamente informato le sue autorità sul crescente rilievo della questione per l’Italia e sulle aspettative di una sua rapida soluzione”.

Il referendum del febbraio 2014 era stato vinto con il 50,3% dei “sì” e la Commissione europea aveva espresso “rammarico del fatto che sia stata approvata un’iniziativa per l’introduzione di limiti quantitativi all’immigrazione”, la quale “va contro il principio della libera circolazione delle persone tra l’Ue e la Svizzera. La Commissione esaminerà nel suo complesso le implicazioni di questa iniziativa sulle relazioni con la Svizzera”.

Allora come prima implicazione Pia Ahrenkilde, portavoce della Commissione, aveva reso noto che l’Unione europea avrebbe inteso interrompere il negoziato con la Svizzera sull’elettricità “alla luce della nuova situazione che si è venuta a creare ” dopo il voto, il quale rappresentava “una potenziale violazione” degli accordi sulla libertà di circolazione.