di C.Alessandro Mauceri –
Da anni la discussione tra animalisti ed ecologisti da una parte e industrie del settore ittico si accaniscono. I governi di tutto il mondo e in modo particolare quelli dei paesi europei e quello italiano, hanno cercato di porre un freno alla pesca indiscriminata imponendo leggi a livello nazionale e regolamenti a livello internazionale.
Pare però che i loro sforzi fino ad ora siano stati inutili. A dirlo sono i risultati di uno studio diffuso dal WWF. Nel rapporto ‘Living Blue Planet’ l’organizzazione che da anni si batte per la tutela dell’ambiente denuncia un calo della presenza di pesci nei mari del mondo che per alcune specie ha raggiunto livelli allarmanti: ad esempio per il tonno e lo sgombro la presenza è diminuita del 74 per cento.
Come ha detto il direttore generale del Wwf International Marco Lambertini, “l’attività umana ha gravemente danneggiato l’oceano catturando pesci più velocemente di quanto questi possano riprodursi”. Un danno che a breve potrebbe avere ripercussioni pesanti sul reperimento di fonti alimentari a livello globale e sull’economia internazionale: “Il collasso degli ecosistemi oceanici potrebbe innescare un grave declino economico, e minare la nostra lotta contro la povertà e la malnutrizione”. Un problema quello dell’impoverimento dei mari che riguarda innanzitutto il Mediterraneo: “Il Mediterraneo è sovrasfruttato: ogni anno vengono pescati 1,5 milioni di tonnellate di pesce, con l’85 per cento degli stock sovrapescati e l’89 per cento esauriti”, ha detto Giuseppe Di Carlo, direttore del Mediterranean Marine Programme del Wwf.
Una situazione preoccupante e che è causata non soltanto dall’uso sconsiderato delle risorse alimentari marine, ma anche dai cambiamenti climatici che stano alterando molti degli ecosistemi marini in modo praticola nel Mediterraneo che è un ambiente praticamente chiuso. Un aspetto importante, di cui pare nessuno dei paesi europei o di quelli che si affacciano sul Mediterraneo abbia tenuto conto nel presentare i proprio “buoni propositi” in vista della riunione dell’Onu che si terrà a Parigi a breve, nel corso della quale verranno fissati gli obiettivi di sviluppo sostenibile.
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