di Guido Keller

La Commissione europea ha varato il piano per l’emergenza immigrazione, una soluzione che solo in parte accontenta l’Italia e i paesi più esposti all’ondata migratoria: sarà ora il Consiglio europeo a stabilire a maggioranza l’adozione del pacchetto.

E’ stato decisa la “redistribuzione” dei soli profughi richiedenti asilo, cioè di una parte minore dei migranti, nel numero di 24mila presenti in Italia e di 16mila già sul suolo greco. Il progetto interesserà tutti i paesi con esclusione della Danimarca, come da trattati precedenti, mentre Irlanda e Gran Bretagna potranno decidere se aderirvi o meno, anche in questo caso come da trattati precedenti, e Londra ha già fatto sapere di non volerne sapere.

I criteri che verranno adottati saranno quattro, e vedono contare il Pil, il tasso di disoccupazione, il numero di profughi già accolti e il numero della popolazione. La cifra stanziata sarà di 240 milioni di euro, pari a 6mila euro per profugo ospitato.

La Commissione ha inoltre raccomandato il reinsediamento di 20mila profughi presenti nei campi del Nordafrica e della Turchia, in questo caso con una distribuzione fra i Ventotto fatta a seconda della disponibilità dei singoli paesi, cioè su base volontaria.

Varrà il diritto di chiamarsi fuori dalla redistribuzione anche per motivi di ordine pubblico, come pure va notato che per profughi richiedenti asilo si intendono coloro che hanno i requisiti riconosciuti dal 75% dei paesi dell’Ue, cioè i siriani e gli eritrei.

Tutti gli altri richiedenti asilo, come nel caso di somali, nigeriani o maliani, dovranno essere gestiti dal primo paese che li accoglie.

A tutti i migranti, profughi e non, verranno raccolte le impronte digitali, ma sarà anche creato un elenco pubblico dei migranti regolari con qualificazioni interessanti per il mercato del lavoro.

La Commissione si è dimostrata più decisa in materia di contrasto ai trafficanti, per cui, oltre alle pene detentive e alla confisca dei beni, è previsto il rafforzamento di Frontex, l’agenzia per la sorveglianza delle frontiere Ue con sede a Varsavia. Frontex coopererà con le altre agenzie europee Eurojust ed Europol al fine di rendere rischiosi e poco remunerativi i traffici di uomini, per cui la missione Triton arriverà a coprire le aree su cui prima operava Mare Nostrum.

Triton sarà meglio finanziata ed arricchita di aerei e navi e, come ha spiegato Fabrice Legger, direttore esecutivo di Frontex, “Abbiamo fortemente aumentato il numero di mezzi nel Mediterraneo centrale per sostenere le autorità italiane nel controllo delle frontiere marittime e per salvare vite, troppe delle quali sono già state tragicamente perdute quest’anno”.

L’importo che l’Ue darà a Frontex e in parte a Poseidon (mar Egeo) per i prossimi sei mesi sarà di 26,25 milioni di euro, per un totale di 38 (Frontex) più 18 (Poseidon) milioni di euro, mentre per il 2016 sono già previsti 45 milioni per entrambe le operazioni.

La missione Triton, che è finalizzata a sostenere gli sforzi dell’Italia, è sostenuta da tutti i paesi europei ad esclusione di Cipro, Ungheria e Bulgaria.

Per quanto riguarda un’eventuale azione militare in Libia per contrastare l’immigrazione, ipotesi girata ieri dopo la pubblicazione da parte di Wikileaks di due documenti intestati Ue, è intervenuto oggi il segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki-moon per dire che esistono “altre vie”, per cui vi è la sua contrarietà a tale iniziativa.

I compiti di Frontex riguardano le frontiere esterne degli stati dell’Unione europea e in particolare degli stati che hanno aderito agli accordi di Schengen:

– Coordinare la cooperazione attiva fra gli stati membri in materia di gestione e controllo delle frontiere esterne.

– Definire un modello di valutazione comune e integrato dei rischi.

Assistere gli stati membri nella formazione professionale delle guardie in servizio presso le frontiere esterne.

– Assistere i controlli, i pattugliamenti e la vigilanza delle frontiere esterne.

– Appoggiare gli stati membri in operazioni comuni di rimpatrio dei clandestini.

– Aiutare gli stati membri che si trovino in situazioni che necessitano un’assistenza, operativa o tecnica, di rinforzo nel controllo delle frontiere esterne.

– Mettere a disposizioni gruppi di intervento rapido negli stati membri.