di Enrico Oliari –

L’Austria continua tra le proteste interne ed europee la costruzione del muro anti-immigrati al Brennero, “una struttura – come ha spiegato il capo della polizia del Tirolo Helmut Tomac – che servirà per limitare, in caso di necessità, l’accesso degli stranieri provenienti dall’Italia. Sarà lunga 250 metri e comprenderà l’autostrada, come anche la strada statale”.

D’altronde il ministro dell’Interno dell’Austria Johanna Mikl-Leitner, che nei giorni scorsi è stata a Roma per rassicurare la controparte italiana, continua a dirsi convinta che la chiusura della rotta balcanica, conseguente agli accordi tra Bruxelles e la Turchia, comporterà un consistente flusso migratorio dall’Italia, che arriverà a 300mila persone.

Il “muro”, in realtà una barriera in filo metallico, comporterà la reintroduzione “temporanea” dei controlli al confine, ma, come ha affermato il presidente della Repubblica Heiz Fischer, “non è previsto un muro oppure filo spinato”. Per Fischer servono più controlli per chi vuole entrare in Europa, ed il tetto dei 35mila profughi che l’Austria si è dato come limite “non sarà un taglio netto di spada, ma un valore indicativo”, al fine di evitare cifre come le 80mila richieste d’asilo pervenute nel 2015.

Le proteste per l’iniziativa austriaca sono molte ma non ufficiali, anche perché nell’incontro tra Mikl-Leitner e Angelino Alfano è servito proprio per dare garanzie sulla caratteristica provvisoria della struttura, che avrà anche una speciale corsia per i migranti che vorranno registrarsi.

Molte invece le critiche a 360 gradi, a cominciare dal mondo cattolico che vede la Cei parlare di “Una ferita per l’Europa” ed il papa chiedere di “rimuovere i muri”.

Per Gianni Pittella, presidente del gruppo dei Socialisti e Democratici al Parlamento europeo “è del tutto inaccettabile non solo perché viola le norme sulla libera circolazione di Schengen ma perché dimostra ancora una volta che si preferisce chiudersi nelle piccole fortezze nazionali invece di lavorare per una soluzione europea”.

Domenico Manzione, sottosegretario all’Interno, ritiene che l’iniziativa avrà effetti sull’economia dei due paesi, “danni consistenti”. “Un’eventuale decisone di chiusura – ha proseguito il sottosegretario – avrebbe anche ricadute dal punto di vista umano, potrebbe implicare situazioni come quelle che vediamo purtroppo in Grecia”.

Da più parti è stato osservato che la chiusura della “rotta balcanica” non sta al momento comportando un incremento dei flussi attraverso l’Italia, ma sta di fatto che il “muro preventivo” austriaco va in modo diametralmente opposto a quello che è lo spirito di Schengen. D’altronde, come ha osservato Manzione, “l’Austria ha elezioni politiche importanti alle porte”.