di C.Alessandro Mauceri –

Nonostante tutti i media si siano avventati sulla “notizia del giorno”, cioè la morte dei migranti, quanto accaduto nello Stretto di Sicilia non è una novità, basti pensare al commovente inginocchiarsi dell’allora premier Letta ad Ustica in occasione di un evento simile.

Il fatto è che quando a morire sono centinaia di persone in un giorno, scoppia lo scandalo. Quando invece a morirne sono migliaia ma sparsi in un lasso di tempo più ampio non ne parla nessuno. O quasi: secondo uno studio recente, sarebbero di oltre 23mila i morti nel tentativo si raggiungere le coste del Bel Paese a partire dal 2000 (prima data attendibile). Ai quali ovviamente vanno aggiunti i morti dei giorni scorsi.

La realtà è che quanto sta accadendo era già stato previsto. Che il flusso di migranti sarebbe cresciuto in modo esponenziale era già scritto, nero su bianco, in un rapporto delle Nazioni Unite la cui prima versione risale addirittura al 1998.

Un rapporto in cui l’immigrazione non è vista come un “problema”, ma come un rimedio per compensare il calo della natalità (“For Italy, Japan, the Republic of Korea and Europe, a level of immigration much higher than experience in the recent past would be needed to offset population decline”). Secondo gli esperti delle Nazioni Unite senza questo ricambio generazionale, nel 2050 la popolazione italiana scenderebbe a 41 milioni di persone. Troppo poche secondo loro.

Il rapporto non fa distinzione tra immigrazione “regolare” e “clandestina”. Non parla dei modi in cui queste migliaia di persone dovrebbe raggiungere l’Italia. Non tiene neanche conto dei problemi che potrebbero derivare dalla diffusione di epidemie provenienti dall’Africa: finita la paura per Ebola, nessuno ha detto che, tra gli immigrati sbarcati nelle scorse settimane a Reggio Calabria, sono stati rilevati decine di casi di scabbia. Secondo Medici Senza Frontiere “l’80-90% ci ha riferito di essere stato in carcere per diversi mesi – ha detto la coordinatrice per la Sicilia di Medici Senza Frontiere, Chiara Montaldo – e hanno dolori, lesioni traumatiche, e malattie tipo scabbia che è sintomo di condizioni igieniche molto precarie”. Malattie che comportano seri rischi per il paese che li accoglie. A cominciare dal personale che opera nel primo soccorso e nei centri di accoglienza e non a caso il sindacato Consap e l’associazione Assotutela hanno avviato una class action contro il Ministero dell’Interno per la mancata tutela ai poliziotti impegnati nell’operazione Mare Nostrum, a seguito di diversi casi di tubercolosi trasmessi.

Di tutto questo il rapporto delle Nazioni Unite non parla. Si parla solo di migranti che entreranno nel Bel Paese per mantenere costante l’età lavorativa (ed evitare che l’età media si alzi troppo). Un flusso previsto con estrema precisione: in Italia entreranno 6.500 migranti per milione di abitanti per tutto il periodo 2000-2050, a metà di tutti quelli che, secondo gli esperti delle Nazioni Unite, “dovrebbero” entrare nell’intera UE (per cui è previsto un totale di 674 milioni di immigrati). Secondo uno di questi “scenari”, in Italia, dovrebbero arrivare 251mila migranti all’anno.

Forse è un caso ma anche il Ministro degli Esteri, Gentiloni, nei giorni scorsi, ha parlato di 250mila potenziali immigrati.

Chissà se lo “scenario” da cui ha preso le sua previsioni il Ministro degli Esteri hanno previsto anche le migliaia di morti. Un numero che cresce ogni anno e che ormai ha raggiunto le decine di migliaia.

Ma anche di questo il rapporto delle NU non parla. Agli esperti delle Nazioni Unite interessa solo prevedere come rimpiazzare la forza lavoro diminuita a causa del calo della natalità (non a caso il rapporto indaga proprio sui Paesi a più bassa natalità, Francia, Germania, Italia, Giappone, Corea, Russia, Regno Unito e USA, e due macro aree, Europa e Unione Europea). A loro interessa solo la “Replacement Migration”.